Tuesday, March 17, 2009

Google Street Accidents

Street View è la nuova funzione di Google Maps che consente di vedere le strade cercate sulla mappa come se ci si transitasse. Questo avviene grazie a una impressionante serie di immagini scattate da un'automobile con una specie di webcam sul tettuccio. Quello che c'è di nuovo (a parte che quelli di noi che abitano a Roma possono rintracciare tra le fotografie la propria macchina parcheggiata nella via) è che in America l'automobile di Google ha già abbattuto un cervo, e filmato sia l'incidente che il corpo dell'animale ammazzato.

Wednesday, March 11, 2009

Monday, March 09, 2009

Ma perché?

Perché perpetuare una guerra culturale sugli embrioni quando la ricerca scientifica ha già trovato il modo di sostituire le cellule staminali ottenute da embrioni umani con cellule prese da organismi adulti che vengono "trasformate" in staminali (quindi senza problemi etici)? Se lo chiede Ryan Anderson sul Weekly Standard mentre Obama annuncia la rimozione del veto presidenziale.

P.S. Ma non sarebbe più ragionevole, più etico, più liberale se su questioni controverse come questa lo Stato concedesse la libertà di ricerca ma non i finanziamenti di tutti i cittadini?

Thursday, March 05, 2009

Fervore rivoluzionario

David Brooks, quello che aveva proposto un ticket McCain-Lieberman per la Casa Bianca, torna alla carica coi suoi progetti che da noi verrebbero provincialmente chiamati "terzisti": dalle colonne del Nyt, il suo giornale, pubblica un manifesto dei moderates americani, in cui si pente dell'appoggio dato a Obama nei mesi scorsi e lamenta l'eccessiva ideologizzazione con cui vengono affrontate diverse questioni da parte del Partito Democratico: il "fervore rivoluzionario" di chi "crede che la storia lo abbia chiamato a risolvere i problemi una volta per tutte".

Sunday, March 01, 2009

Giusto in tempo


All'inizio di febbraio è mancata Blossom Dearie, una bravissima interprete americana, eclettica, a volte un po' leziosa, che faceva jazz e non solo, con una vocina piccola e buffa, e autoironia. A me piaceva molto per The surrey with the fringe on top. Aveva un naso sproporzionato e occhiali grandi: così sgraziata da apparire graziosa. Buone notizie: forse la sua anima si è reincarnata in Arisa.

Thursday, February 26, 2009

Disastro disastro

Altro che breccia di Porta Pia, qui crolla tutto

Thursday, February 19, 2009

Obamassolino

Ha appena lanciato il suo nuovo sito ('New Majority - Building a conservatism that can win again'), e intanto il neocon canadese David Frum si lamenta su The Week, perché Obama 'non vede' la corruzione degli ambienti di Chicago da cui egli stesso proviene. La domanda, implicita ma non troppo, è: se uno si è affermato in quel sistema e grazie ad esso, può davvero non avervi preso parte?

Wednesday, February 04, 2009

InSanità

Tra breve comincerà la procedura che porterà Eluana Englaro a morire di fame e di sete. Soffrirà? Sì, dicono alcuni, no, dicono altri: dopo 17 anni di coma vegetativo, scompare "l'abolizione della percezione cosciente della sensazione di dolore" (curioso giro di parole). Lo spiega sul Corsera il direttore di anestesia all'Ospedale di Belluno.

Belluno. Nientemeno.

Friday, January 30, 2009

Il vecchio che avanza

Mentre i Democratici insediano il primo presidente afroamericano (che ha già cominciato molto male su aborto e staminali, anche peggio del previsto), i Repubblicani si fanno la guerra - sporca - e rischiano di eleggere a segretario uno che fino a pochi mesi fa frequentava un country club riservato ai bianchi. Ma si può??

Tuesday, November 18, 2008

Sen. Villari resista, resista, resista

Le mille contraddizioni dell'attuale dirigenza Pd fanno sì che coloro che amano richiamarsi, su un piano esclusivamente bidimensionale e iconografico, al liberalismo anglosassone e alla tradizione democratica americana con mille etichette e slogan copiati dai partiti d'oltreoceano, poi siano i primi a invocare, come nel caso dell'elezione del Sen. Riccardo Villari a presidente della commissione di vigilanza del Senato, la grigia, tradizionale disciplina di partito (quel partito, il P.C.I.), molto nostrana e un po' staliniana. Il che preoccupa molte intelligenze democratiche, vedi il prof. Roberto Gualtieri.
Chi vuol far l'americano pensi alla flessibilità e alla libertà d'iniziativa su cui possono contare i singoli politici in quel sistema (lo ha detto Giuliano Ferrara in un rampante editoriale sul Foglio di ieri).

Wednesday, November 05, 2008

Oh-say-can-you-seeee

Alle tre del mattino, sfinito, mi sono addormentato. E ora, dieci minuti fa, la tv mi ha svegliato dolcemente. Cantava una grassa afroamericana, sul palco di Chicago, in un silenzio mistico, davanti a quelle centinaia di migliaia di persone. Oh-say-can-you-seeeeeeeeeeeeeee. Sullo schermo una sola parola, OBAMA in caratteri cubitali. La mappa rossa del GOP che si incrina un po', mentre affluiscono i voti.

Ragazzi, sono le sei del mattino e la storia passa anche per questa stanzetta. La musica si sfuma, ecco, ci siamo.

Tuesday, October 21, 2008

Fine della Nixonland?

In questa analisi pubblicata sulla rivista molto liberal e sinistrorsa The New Republic c'è sicuramente grande attesa e speranza per la vittoria di Obama, ma c'è anche un'analisi puntuale di come sta cambiando l'America. La grande questione è affrontata di petto: il paese che dal 1968 è abituato a pensare a se stesso come maggioritariamente conservatore, dove una vittoria repubblicana è sempre a portata di mano e dove viceversa i democratici per farcela hanno dovuto rincorrere la retorica avversaria, sta cambiando? E' già cambiato? Secondo l'articolo, assolutamente sì. Molto suggestivo, e forse veritiero. Ma sono solo ipotesi e trastulli finché non avremo l'ultimo voto nell'urna.

Friday, August 08, 2008

Care onorevoli, che vacanze banali

Ibiza, Formentera. Panarea. Zanzibar. Sardegna. Argentario. Sono alcune delle mete più gettonate dalle nostre onorevoli in vacanza, riportate con tanto di effimere dichiarazioni dal Corriere della Sera. Ma, come dire, non fanno notizia. Sono i luoghi di tutti noi, comuni mortali, con i nostri affetti privati, le nostre compagnie amicali, con fidanzati/e, o parenti vicini e lontani. Luoghi belli, divertenti, più che dignitosi, ma ai nostri rappresentanti in Parlamento si potrebbe chiedere qualcosa di più. Le migliori, nella lista, sembrano Elena Centemero, che farà come di consueto la crocerossina a Lourdes (ottimo, ma non è una vacanza), e Michaela Biancofiore, che sta girando l'America per scoprire "le istituzioni americane" (e andrà a "studiare la comunità Sioux"), comprese tappe obbligate a Beverly Hills e a qualche Mall per riempirsi le valige di acquisti.

Nessuna di queste sembra avere avuto l'estro e la creatività di una destinazione inconsueta, l'idea di unire vocazione vacanziera (cioè svago e riposo) e volto pubblico, anzi istituzionale. Penso ad un giro dei solenni monasteri himalayani di una nazione remota come il Bhutan; ad un viaggio attraverso i luoghi del rinnovato culto ortodosso russo, contraddittorio e feroce, dove i giovanissimi si sono fabbricati cento e mille nuovi martiri, compagni caduti nella loro crociata contro l'Islam; ad un tour marocchino che unisca il mare, il vento caldo dell'Atlante, la grande cucina e una riflessione su una società islamica certo contraddittoria ma non fondamentalista (magari, chissà, con la benedizione della combattiva Souad Sbai); ad una specie di Mid-west on the road, mezzo pop e mezzo istituzionale, Illinois, Indiana, West Virginia, tra covoni di grano e contatti parlamentari con la campagna di Obama e di McCain, per capire cosa c'è di nuovo in Usa '08; ad un pellegrinaggio irredentista tra coste dalmate (non croate) ed entroterra istriano, per insegnare ai nostri connazionali vacanzieri i nomi delle località adriatiche nel loro originale italiano/veneziano; o anche, perché no, a un giretto di piacere e di studio in qualche metropoli/interporto commerciale dell'immensa nazione indiana, in quei luoghi che i nostri operatori economici già battono da anni alla ricerca di mercati, accordi commerciali, idee e infrastrutture da importare.

Ma per me che in fondo sono un provincialotto e che l'unica volta che ho messo piede fuori d'Europa è stata per andare a vedere i grattacieli statunitensi, cartina in mano e naso all'insù, la lista di idee è povera e scarna e si ferma qui. Non do altri consigli tranne uno: fate un salto da una buona agenzia di viaggi, care onorevoli, armatevi di wikipedie e conoscenze parlamentari, chiamate il presidente di Confindustria della vostra provincia, il parroco del vostro quartiere, qualche diplomatico italiano nel mondo, uno scienziato, un geologo, un astronauta, un broker, che ne so. Puntate il dito sul mappamondo e partite alla ricerca di qualcosa che non sia l'ennesimo cocktail sulla spiaggia o le foto di un paparazzo mentre parlate al telefonino sul ponte di uno yacht. Questa critica non è moralista, i soldi se ci sono vanno spesi e allegramente consumati; è solo molto annoiata.

Avvertenza: lasciate a casa il sandalo zebrato, non vi servirà.

Sunday, July 27, 2008

Su su, fino in Padania

C'era una estate lontana, con il vento fresco di fine luglio e un lavoro finito così, un po' bruscamente, con una cafoneria gratuita gridata al telefono. Una via romana assolata, mattina, metto le valigie in macchina. La sera prima avevo salutato gli amici russi e Nicoletta, veronese. Avevamo mangiato una zuppa russa, il borsh, una specie di goulash con rape rosse e panna acida, che avevo guardato con estremo sospetto durante tutta la preparazione fino all'ultimo, al momento prima di mettermelo in bocca. Invece era buono. Ma conferma il mio pregiudizio culinario, che nell'Europa a est dell'Italia esistono solo due tipi di piatto: gyros/kebab a sud, sul Mediterraneo; e zuppe e spezzatini diluiti a nord, dove il freddo e la poca carne chiamano a un'economia delle risorse che però, devo ammettere, non si traduce per forza in cibo cattivo.

Comunque c'era questa estate lontana, e un viaggio in mezzo all'Italia da Roma verso il nord. Anziché la solita autostrada infinita e sfinente imbocco la via del mare, verso l'Argentario, puntando poi al Mugello, da Peppino, amico mio e fidanzato di mia cugina. Sono in Maremma, vedo la scritta "Capalbio" e penso a uno degli ultimi reportage di Umberto Pizzi, il fotografo di Dagospia che avevo salutato solo tre giorni prima a una conferenza stampa in Piazza di Pietra. Ricordo le foto dei vip in vacanza, al mare, in spiaggia. Ma Capalbio non sta in collina? ...e allora così, per sfizio, per perdere tempo, mi metto a cercare qualche lido, qualche spiaggia modaiola. Invece trovo solo Capalbio scalo, una stazioncina e tre casette, e poi la provinciale mi porta dritta ad Ansedonia, splendidamente arroccata su una collina a picco sul mare, piccolo trionfo di ville e lusso nel verde che casca pigro verso l'acqua. La strada scende di nuovo e sono in vista del tombolo della Feniglia, spiaggia conosciuta, dove ho già fatto il mare qualche altra volta. Con me ho un sacchettino con i resti del frigorifero, prelevati prima di partire per non lasciarli marcire in mia assenza: indivia, uova sode, e un coltello e del sale. Mi fermo a un droghiere, a Orbetello, e compro maionese e pane, facendomi un paio di panini improvvisati.

Estate italiana. Camicia di lino, sorridenti famiglie, aria calda e i rumori ritmici della natura nei campi. Il tempo si perde un poco, si distende e allarga le maglie, persino nelle mie giornate così rigorosamente programmate, e sembra fare posto a pensieri più intensi e remoti. Eccomi ora su una spiaggia, ora in un baretto ad un crocevia in mezzo alla Toscana, ora a Borgo San Lorenzo, con Peppino. La sera andiamo a vedere che succede alla festa locale di Liberazione: niente pienone, all'ingresso un cartello scritto a mano appeso su un gazebo deserto recita "dibattiti politici", con la stessa svogliatezza con cui potrebbe dire: "tiro a segno", oppure "nocciole caramellate", neanche offrisse un'attrazione, uno svago. Poi un tendone con un gruppo punk, e un grande hangar illuminato al neon che fa da spazio cultura, con libri e dvd, dove trionfa il bertinottismo, da Terzani alla Maraini, da Saviano alle guide turistiche chic. Risultato: la gente evidentemente preferiva il Che Fare, la libreria è semivuota. In fondo alla festa c'è l'unico vero divertimento ancora valido e nazionalpopolare, il ballo del liscio, con gli over 55 e qualche infiltrato. Suona una canzoncina da balera, "voglio vivere così, col sole in fronte", volteggiano le signore come manichini induriti, e i loro volti, come quelli degli accompagnatori, sono seri, determinati, tesi e compresi nell'esecuzione diligente dei passi.

Vola con me questa estate d'Italia che ho assaggiato velocemente tra mare e collina. Renato mi ha chiesto dove possiamo andare stavolta che lui viene su a trovarmi, questo agosto, e non ho saputo dirgli niente, perché il Veneto lo ha già visto in lungo in largo. Ma lo spettacolo desolato della festa di Liberazione mi ha dato un'idea.
Andremo alla festa della Padania (che significativamente prende posto a Schio): andremo alla festa della Lega, a mangiare la salsiccia!

Friday, July 18, 2008

Si torna ai campi, come nel medioevo, come nei 30s


Oggi sul Riformista c'è una bella intervista a Luca Zaia, ministro leghista all'agricoltura, a firma del bravissimo Fabrizio d'Esposito. Oltre alle varie tematiche contingenti e legate alle dinamiche del giorno, Zaia ad un certo punto fa una riflessione più generale e spiega: "nessuno immagina la svolta epocale che sta per maturare. Vede ci sono dei momenti storici in cui si verificano delle rotture. E adesso ne stiamo vivendo uno, di questi momenti". Addirittura? "Sì: i giovani vogliono ritornare alla terra, vogliono fare i contadini. Mi scrivono in tanti e io sto raccogliendo le loro lettere. Negli anni sessanta si fecero crescere i capelli per fare gli hippy, oggi riscoprono l'agricoltura. (...) Gli Italiani riscopriranno di essere un paese agricolo. Il futuro non è la City ma la terra".

Appunto anche questa riflessione, tutt'altro che banale e tutt'altro che azzardata, sul taccuino dei segni dei tempi. Come nel primissimo medioevo, come - più recentemente - nell'America spaventata e poi depressa dal fallimento della grande finanza degli anni '30, c'è una clamorosa inversione di tendenza. La città non è più la meta della modernità, e la modernità non è più il nostro orizzonte mentale, da un pezzo. Ma non lo è neanche il famigerato "postmoderno", etichetta effimera e omnicomprensiva che non serve a capire niente.

Terra, protezione, casa, famiglia; ancore gettate nel solido universo di riferimento della propria piccola patria in tempi oscuri. Per vincere di nuovo, anziché arrovellarsi su mille possibili rivolgimenti identitari, la sinistra potrebbe raccogliere questo impulso quasi rooseveltiano e volgersi ai semplici e agli umili, andare verso il popolo, come si dice. Ma i tempi che si preparano, come coglie giustamente Zaia, sono gravidi di enormi cambiamenti, da aspettare in modo quasi mistico; ché quello che vediamo ora è solo un piccolo assaggio di ciò che ci aspetta.

Thursday, July 10, 2008

Di Pietro si autodigerisce?

Quella di Piazza Navona è stata una manifestazione a carattere eminentemente digestivo. Sabina Guzzanti ha vomitato le solite cose dal palco, come una bambina seduta al tavolo con gli adulti che rutta, scorreggia, fa le boccacce, a cui nessuno ha mai detto di alzarsi e andare in camera sua. Stavolta ha cercato di espellere sul vicario di Cristo, ma diciamo con un eufemismo che gli schizzi non sfiorano la tonaca dell'ultimo dei servitori del Papa. Grillo ha vomitato telefonicamente, dagli altoparlanti. Ciascuno ha rigurgitato o ha espulso un po' del suo, così, tanto per fare qualcosa; per misurare, come fanno i bambini nella fase anale, l'entità della propria presenza in funzione dell'oggetto materiale che si produce.

Ma stavolta succede una cosa curiosa. Davanti al pasticciaccio brutto degli attacchi al Papa e a Napolitano gli esponenti dell'Italia dei Valori dicono: "lei (la Guzzanti) non è noi, ci dissociamo, parliamo d'altro". Sanno che il loro elettorato rurale e conservatore quelle cose sul Santo Padre non le digerisce. E' una questione di intolleranza alimentare. Salita sul palco, Sabina ha fatto più male che bene innanzitutto ai suoi compagni di piazza.

In questa manifestazione estiva e digestiva, così, si schiude uno dei segreti della medicina: quello dello stomaco che, pur pieno di succhi gastrici, non si autodigerisce. E perché mai la politica dovrebbe seguire le regole meravigliose e affascinanti, l'architettura portentosa del corpo umano? Così quei settori della politica che abitualmente fanno ricorso all'arma impropria del comico, del magistrato, del pubblico accusatore, stavolta fanno del male a se stessi. Si autodigeriscono.

Wednesday, July 09, 2008

Domani su Canale Italia

Come ai vecchi tempi. Domani mi trovate dalle 7 alle 8.30 su Canale Italia, nello spazio di informazione e approfondimento "Notizie Oggi", con la rassegna stampa del mattino condotta da Giuliana Lucca. Sarò in collegamento da Roma.

Monday, June 23, 2008

Cronaca ordinaria

E' scesa su queste lande una calura ostinata, piena, finalmente estiva. Così da ieri ho comprato un condizionatore. Si chiama Coolix e andiamo già d'accordo. Lui sta là fermo tra la scrivania e il televisore e sputa fuori vampate di sopravvivenza metropolitana, mentre io in un angolino cerco di concentrarmi su Conftrasporti, dottrina Truman e assemblea nazionale del Pd - non necessariamente in questo ordine. Oggi, per reagire gagliardamente all'arrembaggio dell'afa, siamo andati con Giacomo l'amico di Pavel verso il mare.

A Ostia era un trionfo di balnearità nazionalpop, il lido strapieno e proletario, fette di cocomero servite nei vecchi bar degli stabilimenti con le piastrelle verdognole e il listino prezzi fermo a fine anni Ottanta (ma una mano accorta vi aveva segnato le cifre del 2008). Roba da Tondelli insomma, ma senza l'estro e l'allegra follia della costiera romagnola. E' tutto più massificato e prevedibile. Abbiamo messo i piedi e le cosce in acqua come delle ranocchie che non si arrischiano a fare tutto il bagno.

Poi siamo andati verso Anzio, contemplando la sciatta distesa di cemento che compone il litorale romano da Ostia in giù, una malvagia rassegna di palazzine tristemente cubiche, così infinitamente squallide da far rimpiangere il nostro mare veneto cento e mille volte. Anzio poco interessante pure lei. Ritorno dolce e lento tra i serpentoni di traffico. Insomma: ordinaria, piccola cronaca dall'estate italiana, che questa sera è un po' più mesta per la partita che è andata così.