Friday, January 30, 2009

Il vecchio che avanza

Mentre i Democratici insediano il primo presidente afroamericano (che ha già cominciato molto male su aborto e staminali, anche peggio del previsto), i Repubblicani si fanno la guerra - sporca - e rischiano di eleggere a segretario uno che fino a pochi mesi fa frequentava un country club riservato ai bianchi. Ma si può??

Tuesday, November 18, 2008

Sen. Villari resista, resista, resista

Le mille contraddizioni dell'attuale dirigenza Pd fanno sì che coloro che amano richiamarsi, su un piano esclusivamente bidimensionale e iconografico, al liberalismo anglosassone e alla tradizione democratica americana con mille etichette e slogan copiati dai partiti d'oltreoceano, poi siano i primi a invocare, come nel caso dell'elezione del Sen. Riccardo Villari a presidente della commissione di vigilanza del Senato, la grigia, tradizionale disciplina di partito (quel partito, il P.C.I.), molto nostrana e un po' staliniana. Il che preoccupa molte intelligenze democratiche, vedi il prof. Roberto Gualtieri.
Chi vuol far l'americano pensi alla flessibilità e alla libertà d'iniziativa su cui possono contare i singoli politici in quel sistema (lo ha detto Giuliano Ferrara in un rampante editoriale sul Foglio di ieri).

Wednesday, November 05, 2008

Oh-say-can-you-seeee

Alle tre del mattino, sfinito, mi sono addormentato. E ora, dieci minuti fa, la tv mi ha svegliato dolcemente. Cantava una grassa afroamericana, sul palco di Chicago, in un silenzio mistico, davanti a quelle centinaia di migliaia di persone. Oh-say-can-you-seeeeeeeeeeeeeee. Sullo schermo una sola parola, OBAMA in caratteri cubitali. La mappa rossa del GOP che si incrina un po', mentre affluiscono i voti.

Ragazzi, sono le sei del mattino e la storia passa anche per questa stanzetta. La musica si sfuma, ecco, ci siamo.

Tuesday, October 21, 2008

Fine della Nixonland?

In questa analisi pubblicata sulla rivista molto liberal e sinistrorsa The New Republic c'è sicuramente grande attesa e speranza per la vittoria di Obama, ma c'è anche un'analisi puntuale di come sta cambiando l'America. La grande questione è affrontata di petto: il paese che dal 1968 è abituato a pensare a se stesso come maggioritariamente conservatore, dove una vittoria repubblicana è sempre a portata di mano e dove viceversa i democratici per farcela hanno dovuto rincorrere la retorica avversaria, sta cambiando? E' già cambiato? Secondo l'articolo, assolutamente sì. Molto suggestivo, e forse veritiero. Ma sono solo ipotesi e trastulli finché non avremo l'ultimo voto nell'urna.

Friday, August 08, 2008

Care onorevoli, che vacanze banali

Ibiza, Formentera. Panarea. Zanzibar. Sardegna. Argentario. Sono alcune delle mete più gettonate dalle nostre onorevoli in vacanza, riportate con tanto di effimere dichiarazioni dal Corriere della Sera. Ma, come dire, non fanno notizia. Sono i luoghi di tutti noi, comuni mortali, con i nostri affetti privati, le nostre compagnie amicali, con fidanzati/e, o parenti vicini e lontani. Luoghi belli, divertenti, più che dignitosi, ma ai nostri rappresentanti in Parlamento si potrebbe chiedere qualcosa di più. Le migliori, nella lista, sembrano Elena Centemero, che farà come di consueto la crocerossina a Lourdes (ottimo, ma non è una vacanza), e Michaela Biancofiore, che sta girando l'America per scoprire "le istituzioni americane" (e andrà a "studiare la comunità Sioux"), comprese tappe obbligate a Beverly Hills e a qualche Mall per riempirsi le valige di acquisti.

Nessuna di queste sembra avere avuto l'estro e la creatività di una destinazione inconsueta, l'idea di unire vocazione vacanziera (cioè svago e riposo) e volto pubblico, anzi istituzionale. Penso ad un giro dei solenni monasteri himalayani di una nazione remota come il Bhutan; ad un viaggio attraverso i luoghi del rinnovato culto ortodosso russo, contraddittorio e feroce, dove i giovanissimi si sono fabbricati cento e mille nuovi martiri, compagni caduti nella loro crociata contro l'Islam; ad un tour marocchino che unisca il mare, il vento caldo dell'Atlante, la grande cucina e una riflessione su una società islamica certo contraddittoria ma non fondamentalista (magari, chissà, con la benedizione della combattiva Souad Sbai); ad una specie di Mid-west on the road, mezzo pop e mezzo istituzionale, Illinois, Indiana, West Virginia, tra covoni di grano e contatti parlamentari con la campagna di Obama e di McCain, per capire cosa c'è di nuovo in Usa '08; ad un pellegrinaggio irredentista tra coste dalmate (non croate) ed entroterra istriano, per insegnare ai nostri connazionali vacanzieri i nomi delle località adriatiche nel loro originale italiano/veneziano; o anche, perché no, a un giretto di piacere e di studio in qualche metropoli/interporto commerciale dell'immensa nazione indiana, in quei luoghi che i nostri operatori economici già battono da anni alla ricerca di mercati, accordi commerciali, idee e infrastrutture da importare.

Ma per me che in fondo sono un provincialotto e che l'unica volta che ho messo piede fuori d'Europa è stata per andare a vedere i grattacieli statunitensi, cartina in mano e naso all'insù, la lista di idee è povera e scarna e si ferma qui. Non do altri consigli tranne uno: fate un salto da una buona agenzia di viaggi, care onorevoli, armatevi di wikipedie e conoscenze parlamentari, chiamate il presidente di Confindustria della vostra provincia, il parroco del vostro quartiere, qualche diplomatico italiano nel mondo, uno scienziato, un geologo, un astronauta, un broker, che ne so. Puntate il dito sul mappamondo e partite alla ricerca di qualcosa che non sia l'ennesimo cocktail sulla spiaggia o le foto di un paparazzo mentre parlate al telefonino sul ponte di uno yacht. Questa critica non è moralista, i soldi se ci sono vanno spesi e allegramente consumati; è solo molto annoiata.

Avvertenza: lasciate a casa il sandalo zebrato, non vi servirà.

Sunday, July 27, 2008

Su su, fino in Padania

C'era una estate lontana, con il vento fresco di fine luglio e un lavoro finito così, un po' bruscamente, con una cafoneria gratuita gridata al telefono. Una via romana assolata, mattina, metto le valigie in macchina. La sera prima avevo salutato gli amici russi e Nicoletta, veronese. Avevamo mangiato una zuppa russa, il borsh, una specie di goulash con rape rosse e panna acida, che avevo guardato con estremo sospetto durante tutta la preparazione fino all'ultimo, al momento prima di mettermelo in bocca. Invece era buono. Ma conferma il mio pregiudizio culinario, che nell'Europa a est dell'Italia esistono solo due tipi di piatto: gyros/kebab a sud, sul Mediterraneo; e zuppe e spezzatini diluiti a nord, dove il freddo e la poca carne chiamano a un'economia delle risorse che però, devo ammettere, non si traduce per forza in cibo cattivo.

Comunque c'era questa estate lontana, e un viaggio in mezzo all'Italia da Roma verso il nord. Anziché la solita autostrada infinita e sfinente imbocco la via del mare, verso l'Argentario, puntando poi al Mugello, da Peppino, amico mio e fidanzato di mia cugina. Sono in Maremma, vedo la scritta "Capalbio" e penso a uno degli ultimi reportage di Umberto Pizzi, il fotografo di Dagospia che avevo salutato solo tre giorni prima a una conferenza stampa in Piazza di Pietra. Ricordo le foto dei vip in vacanza, al mare, in spiaggia. Ma Capalbio non sta in collina? ...e allora così, per sfizio, per perdere tempo, mi metto a cercare qualche lido, qualche spiaggia modaiola. Invece trovo solo Capalbio scalo, una stazioncina e tre casette, e poi la provinciale mi porta dritta ad Ansedonia, splendidamente arroccata su una collina a picco sul mare, piccolo trionfo di ville e lusso nel verde che casca pigro verso l'acqua. La strada scende di nuovo e sono in vista del tombolo della Feniglia, spiaggia conosciuta, dove ho già fatto il mare qualche altra volta. Con me ho un sacchettino con i resti del frigorifero, prelevati prima di partire per non lasciarli marcire in mia assenza: indivia, uova sode, e un coltello e del sale. Mi fermo a un droghiere, a Orbetello, e compro maionese e pane, facendomi un paio di panini improvvisati.

Estate italiana. Camicia di lino, sorridenti famiglie, aria calda e i rumori ritmici della natura nei campi. Il tempo si perde un poco, si distende e allarga le maglie, persino nelle mie giornate così rigorosamente programmate, e sembra fare posto a pensieri più intensi e remoti. Eccomi ora su una spiaggia, ora in un baretto ad un crocevia in mezzo alla Toscana, ora a Borgo San Lorenzo, con Peppino. La sera andiamo a vedere che succede alla festa locale di Liberazione: niente pienone, all'ingresso un cartello scritto a mano appeso su un gazebo deserto recita "dibattiti politici", con la stessa svogliatezza con cui potrebbe dire: "tiro a segno", oppure "nocciole caramellate", neanche offrisse un'attrazione, uno svago. Poi un tendone con un gruppo punk, e un grande hangar illuminato al neon che fa da spazio cultura, con libri e dvd, dove trionfa il bertinottismo, da Terzani alla Maraini, da Saviano alle guide turistiche chic. Risultato: la gente evidentemente preferiva il Che Fare, la libreria è semivuota. In fondo alla festa c'è l'unico vero divertimento ancora valido e nazionalpopolare, il ballo del liscio, con gli over 55 e qualche infiltrato. Suona una canzoncina da balera, "voglio vivere così, col sole in fronte", volteggiano le signore come manichini induriti, e i loro volti, come quelli degli accompagnatori, sono seri, determinati, tesi e compresi nell'esecuzione diligente dei passi.

Vola con me questa estate d'Italia che ho assaggiato velocemente tra mare e collina. Renato mi ha chiesto dove possiamo andare stavolta che lui viene su a trovarmi, questo agosto, e non ho saputo dirgli niente, perché il Veneto lo ha già visto in lungo in largo. Ma lo spettacolo desolato della festa di Liberazione mi ha dato un'idea.
Andremo alla festa della Padania (che significativamente prende posto a Schio): andremo alla festa della Lega, a mangiare la salsiccia!

Friday, July 18, 2008

Si torna ai campi, come nel medioevo, come nei 30s


Oggi sul Riformista c'è una bella intervista a Luca Zaia, ministro leghista all'agricoltura, a firma del bravissimo Fabrizio d'Esposito. Oltre alle varie tematiche contingenti e legate alle dinamiche del giorno, Zaia ad un certo punto fa una riflessione più generale e spiega: "nessuno immagina la svolta epocale che sta per maturare. Vede ci sono dei momenti storici in cui si verificano delle rotture. E adesso ne stiamo vivendo uno, di questi momenti". Addirittura? "Sì: i giovani vogliono ritornare alla terra, vogliono fare i contadini. Mi scrivono in tanti e io sto raccogliendo le loro lettere. Negli anni sessanta si fecero crescere i capelli per fare gli hippy, oggi riscoprono l'agricoltura. (...) Gli Italiani riscopriranno di essere un paese agricolo. Il futuro non è la City ma la terra".

Appunto anche questa riflessione, tutt'altro che banale e tutt'altro che azzardata, sul taccuino dei segni dei tempi. Come nel primissimo medioevo, come - più recentemente - nell'America spaventata e poi depressa dal fallimento della grande finanza degli anni '30, c'è una clamorosa inversione di tendenza. La città non è più la meta della modernità, e la modernità non è più il nostro orizzonte mentale, da un pezzo. Ma non lo è neanche il famigerato "postmoderno", etichetta effimera e omnicomprensiva che non serve a capire niente.

Terra, protezione, casa, famiglia; ancore gettate nel solido universo di riferimento della propria piccola patria in tempi oscuri. Per vincere di nuovo, anziché arrovellarsi su mille possibili rivolgimenti identitari, la sinistra potrebbe raccogliere questo impulso quasi rooseveltiano e volgersi ai semplici e agli umili, andare verso il popolo, come si dice. Ma i tempi che si preparano, come coglie giustamente Zaia, sono gravidi di enormi cambiamenti, da aspettare in modo quasi mistico; ché quello che vediamo ora è solo un piccolo assaggio di ciò che ci aspetta.

Thursday, July 10, 2008

Di Pietro si autodigerisce?

Quella di Piazza Navona è stata una manifestazione a carattere eminentemente digestivo. Sabina Guzzanti ha vomitato le solite cose dal palco, come una bambina seduta al tavolo con gli adulti che rutta, scorreggia, fa le boccacce, a cui nessuno ha mai detto di alzarsi e andare in camera sua. Stavolta ha cercato di espellere sul vicario di Cristo, ma diciamo con un eufemismo che gli schizzi non sfiorano la tonaca dell'ultimo dei servitori del Papa. Grillo ha vomitato telefonicamente, dagli altoparlanti. Ciascuno ha rigurgitato o ha espulso un po' del suo, così, tanto per fare qualcosa; per misurare, come fanno i bambini nella fase anale, l'entità della propria presenza in funzione dell'oggetto materiale che si produce.

Ma stavolta succede una cosa curiosa. Davanti al pasticciaccio brutto degli attacchi al Papa e a Napolitano gli esponenti dell'Italia dei Valori dicono: "lei (la Guzzanti) non è noi, ci dissociamo, parliamo d'altro". Sanno che il loro elettorato rurale e conservatore quelle cose sul Santo Padre non le digerisce. E' una questione di intolleranza alimentare. Salita sul palco, Sabina ha fatto più male che bene innanzitutto ai suoi compagni di piazza.

In questa manifestazione estiva e digestiva, così, si schiude uno dei segreti della medicina: quello dello stomaco che, pur pieno di succhi gastrici, non si autodigerisce. E perché mai la politica dovrebbe seguire le regole meravigliose e affascinanti, l'architettura portentosa del corpo umano? Così quei settori della politica che abitualmente fanno ricorso all'arma impropria del comico, del magistrato, del pubblico accusatore, stavolta fanno del male a se stessi. Si autodigeriscono.

Wednesday, July 09, 2008

Domani su Canale Italia

Come ai vecchi tempi. Domani mi trovate dalle 7 alle 8.30 su Canale Italia, nello spazio di informazione e approfondimento "Notizie Oggi", con la rassegna stampa del mattino condotta da Giuliana Lucca. Sarò in collegamento da Roma.

Monday, June 23, 2008

Cronaca ordinaria

E' scesa su queste lande una calura ostinata, piena, finalmente estiva. Così da ieri ho comprato un condizionatore. Si chiama Coolix e andiamo già d'accordo. Lui sta là fermo tra la scrivania e il televisore e sputa fuori vampate di sopravvivenza metropolitana, mentre io in un angolino cerco di concentrarmi su Conftrasporti, dottrina Truman e assemblea nazionale del Pd - non necessariamente in questo ordine. Oggi, per reagire gagliardamente all'arrembaggio dell'afa, siamo andati con Giacomo l'amico di Pavel verso il mare.

A Ostia era un trionfo di balnearità nazionalpop, il lido strapieno e proletario, fette di cocomero servite nei vecchi bar degli stabilimenti con le piastrelle verdognole e il listino prezzi fermo a fine anni Ottanta (ma una mano accorta vi aveva segnato le cifre del 2008). Roba da Tondelli insomma, ma senza l'estro e l'allegra follia della costiera romagnola. E' tutto più massificato e prevedibile. Abbiamo messo i piedi e le cosce in acqua come delle ranocchie che non si arrischiano a fare tutto il bagno.

Poi siamo andati verso Anzio, contemplando la sciatta distesa di cemento che compone il litorale romano da Ostia in giù, una malvagia rassegna di palazzine tristemente cubiche, così infinitamente squallide da far rimpiangere il nostro mare veneto cento e mille volte. Anzio poco interessante pure lei. Ritorno dolce e lento tra i serpentoni di traffico. Insomma: ordinaria, piccola cronaca dall'estate italiana, che questa sera è un po' più mesta per la partita che è andata così.

Wednesday, June 11, 2008

Usa 2008 / Davis, il nuovo Karl Rove?

Andate sul sito di John McCain e ci troverete una guida al voto, inusuale e combattiva. E' firmata da Rick Davis, lo stratega elettorale del candidato repubblicano. Se poi sarà il nuovo Karl Rove (il leggendario consigliere di George W Bush che gli ha fatto vincere due elezioni presidenziali più una legislativa di mid-term) lo dirà il tempo. Ma intanto la campagna presidenziale fa una sgommata in avanti.

Su Agenda Liberale è online un mio commento.

Thursday, May 22, 2008

La differenza italiana

Oggi, mentre scartabellavo certe proposte di legge, mi sono imbattuto in alcune ricerche condotte negli scorsi anni presso la classe medica italiana.

In sintesi: L’Italia è il Paese in cui si registra la maggior percentuale in assoluto di medici che rianimerebbero un bambino nato a 24 settimane di gestazione (Pediatrics, 2000), il Paese in cui si hanno le minori dichiarazioni di aver sospeso le cure ad un neonato (Lancet, 2000), il Paese - soprattutto - che presenta la più bassa percentuale di medici che ritengono che la vita con un handicap sia peggiore della morte (JAMA - Journal of the
American Medical Association, 2000).

Quando ci bastoniamo tra le gambe con il consueto complesso di inferiorità verso le nazioni "evolute" del Nord Europa, per il loro welfare, la loro amministrazione pubblica efficiente, il loro senso spiccato del politicamente corretto e della buona creanza - Francia, Scandinavia, Germania, Austria Inghilterra, da poco anche la Spagna - ricordiamoci questa differenza culturale italiana. E' la cifra della nostra umanità.

Friday, May 16, 2008

Verdi, rossi, cocomeri e pecorari

In Gran Bretagna va il "go green", in Italia i verdi sono (ancora) come i cocomeri. Su Agenda Liberale è online un mio articoletto allegro e disimpegnato, da leggere nel fine settimana. Buon fine settimana.

P.S. Per la Ludo: adesso non cominciare a invaderci di comunicati stampa!

Sunday, May 11, 2008

Coincidenze

E poi dicono che Caprotti e il suo Falce e Carrello parla solo per difendere le sue aziende e non dice la verità. Guardate questa mappa dei punti vendita Auchan (che ho trovato sul sito dei supermercati francesi in un pomeriggio uggioso per sapere se l'ipermercato di Casalbertone era aperto la domenica):




...dove le regioni grigie sono quelle dove Auchan è presente, e quelle bianche dove, chissà perché, Auchan non ha neanche un punto vendita. Notate niente, un po' più in su del Lazio, un po' più in giù della Lombardia?

Thursday, May 08, 2008

Nuovo governo. E' un esapartito Dc-Psi-Pci-Msi-Pr-Lega


Sto guardando, non senza qualche brividino istituzionale, il giuramento dei ministri al Quirinale. Giochicchiando con le appartenenze originarie, primorepubblicane, dei componenti del nuovo Governo Berlusconi, viene fuori questo quadro variegato, allegramente eterogeneo, spudoratamente trasversale.

Quattro ministri PSI (Frattini, Tremonti, Sacconi, Brunetta); quattro MSI (La Russa, Meloni, Matteoli, Ronchi); quattro Lega (Maroni, Bossi, Zaia, Calderoli); tre DC (Scajola, Fitto, Rotondi); uno del PCI (Bondi); uno radicale: Vito.

I quattro giovanissimi Alfano, Carfagna, Prestigiacomo, Gelmini chiamiamoli semplicemente berlusconiani.

Wednesday, April 30, 2008

Ma Roma (non) cadrà


Ieri ho ascoltato le motivazioni e le autodiagnosi di alcuni amici della sinistra institutional, cioè del Pd, per la disfatta romana. E' cominciato il processo a Rutelli, era cominciato ancor prima del voto, quando dicevo "sì però un po' per Rutelli mi dispiacerà", e quelli mi rispondevano: a me per niente, se ti piace Rutelli ti piace il Papa".

E' cominciata questa assurda e noiosa resa dei conti, un po' stalinista nella misura in cui si appunta tutta sulle persone, sui loro profili biografici; che non porta mai a niente perché non fa i conti con i fondamentali. E per fondamentali, ecco cosa intendo:

" LEGHISTI FASCISTI AFFARISTI, GLI AMICI DI ALEMANNO SONO ALLE PORTE. MA ROMA NON CADRA'! "

Stava scritto sui manifesti a due giorni dal voto, zona Tor Pignattara. Ne ho visti alcuni mentre ondeggiavo in un autobus stracolmo.

Tanti auguri per un voto del XXI secolo!

Friday, April 25, 2008

La "patologia" dei democrats

Nelle primarie in Pennsylvania Hillary ha vinto molto bene, anche meglio degli exit-poll che le davano 3-4 punti di vantaggio sul rivale. C'è una storia ormai tormentata in questo voto democratico 2008, il senso di una competizione senza fine, ribadito puntualmente dai titoli degli editoriali e dei commenti: "problemi" in casa demoratica, "disperazione", "incubo", anche "storia infinita", come titolava oggi il Foglio.

Toni claustrofobici, forse perché la sfida interna ai democratici sta andando oltre alla semplice gara sui programmi e sulle personalità dei leader. Quella in cui si trovano i democratici è una vera patologia del non decidere, del non decidersi: di fronte alla difficile sfida di ottobre, e al rischio di una terza batosta elettorale, la sinistra americana sembra paralizzata dalla paura di dire la sua, in modo definitivo.

Così i democratici giocano a dividersi, a spaccarsi in due come una mela. Si stanno già facendo molto male. Possono uscire dalla spirale accontentandosi delle qualità di uno dei due candidati, che sono entrambi piuttosto forti; e soprattutto, pensandosi finalmente un po' più "in grande", e cioè in quel ruolo di vera guida della nazione, che - pur nei mille difetti - i repubblicani non esitano invece da quasi trent'anni a sposare senza troppi complessi e timidezze.

Tuesday, April 22, 2008

Usa 2008, donazioni verso il miliardo di dollari

I numeri impressionanti della partecipazione alle primarie. Lo “strano profilo” di John McCain, la “strana strategia” dei repubblicani nella corsa alla Casa Bianca. I rischi di Hillary e quelli di Obama. Il timore crescente dei democratici di restare senza un candidato fino a giugno. I tasselli che rendono USA 2008 una delle competizioni più imprevedibili degli ultimi anni sono tutti ai loro posti.

Vedi il mio articolo online su Agenda Liberale, la rivista internet del Centro Einaudi.

Primarie in Pennsylvania. Cos'è la Pennsylvania?

Oggi ci sono le primarie in Pennsylvania, dai toni particolarmente acuti perché si ha l'impressione che se Hillary perde qui, non vincerà più. Sul Washington Post c'è una bella mappa sociopolitica dello stato, con tante bolle e aree recintate e altrettanti approfondimenti su come votano gli elettori. Roba che nessun giornale italiano si è mai lontanamente sognata di fare con la famigerata pedemontana... ma non importa.

La Pennsylvania vota, ed è uno stato bizzarro, con un'identità divisa, geograficamente in transizione. Molto diversa da stati compatti come Massachusetts e Maryland, ad esempio. All'estremo est c'è Philadelphia, "Philly", città della rivoluzione americana, colta, illuminista, compassata, atlantica insomma; e siamo ancora dentro alla grande conurbazione del Nordest, che comincia da Boston e finisce a Washington. Se invece ci si addentra nel cuore dello stato, è tutta un'altra storia, quella dell'America industriale e rurale, che culmina con Pittsburgh, ed è già Midwest, è già entroterra. Penso alla Pennsylvania Polka, al giorno della marmotta, e così via.

Me lo aveva detto già Kevin, un amico americano che studiava a Boston ma veniva da Macungie, contea a meno di cento chilometri da New York e Philadelphia: "io sono della parte civilizzata della Pennsylvania... io non sono uno di quei morons dell'ovest". Per chi non lo sapesse, morons vuol dire bifolchi.

Wednesday, April 16, 2008

Chiara. Ritratto di una neo-leghista

Chiara ha votato Lega. Ha diciannove anni e abita a Milano, in una via centrale, vicino alla cintura delle circonvallazioni. E' stato il suo primo voto. A Chiara piace la musica, ne ascolta moltissima, tranne jazz e classica che un po' le mettono noia e un po' tristezza. Rock, metal, punk, e altri generi che io spesso ingiustamente confondo tra loro, solo perché non li ascolto. Poi suona, la batteria, da qualche anno. A Chiara ho chiesto se le piace la poesia, mi ha risposto che no, la poesia la annoia. Non è vero. Chiara vive di poesia metropolitana, che si accende sulle parole fluide e sintetiche e dell'inglese, "I'm a stargazer", ha scritto come proprio profilo su Msn, "sono una contemplatrice di stelle". In fondo, non è così lontano da quel "Lately I found myself out gazing at stars" di Chet Baker che piace a me.
Chiara ha fatto le medie e il liceo linguistico al Colonna, in pieno centro. Ha passato cinque, otto anni a sbuffare degli amichetti pretenziosi e sancarlini, e un giorno ha trovato una canzoncina americana, "high school never ends", che dice le stesse cose che ha sempre detto lei: il mondo continuerà ad essere pieno di montati e di figli di papà, bisogna imparare a scansarli. I suoi sono due professionisti con un reddito medio, molto benestanti nei tardi anni Ottanta, diciamo fino al crinale del 1992 e della svalutazione della lira; poi, come tutti noi, sempre più schiacciati dal peso di uno Stato invadente e inefficiente. Ora sono due esponenti della nostra sconfinata "classe media".

Chiara ha una vita de-ideologica. Non legge giornali se non una volta ogni tanto. Ascolta i telegiornali ma non troppo. Ignora la politica con uno sbuffo e un sopracciglio inarcato. Ricorda della cultura scolastica solo quello che le interessa, il resto lo evita, ma non è un'ignorante. Conosce tre lingue bene, di cui una, l'inglese, molto bene, fino alle sfumature, fino ai termini dello slang; e altre due un po' a tentoni. Ha viaggiato, è stata in quasi tutta Europa e in molti posti del mondo, riportandovi ogni volta le proprie impressioni così estremamente soggettive ed eclettiche da restare confinate in un variopinto album dei ricordi, senza pretese, senza sociologia: "Parigi non mi piace perché puzza". "Ad Amsterdam le biciclette ti tirano sotto". "Delle Mauritius ricordo solo i temporali e la camera d'albergo".
Sotto le finestre di casa di Chiara, la notte, si affollano i viados e i loro affamati acquirenti, e soprattutto una piccola ma folta criminalità notturna legata allo spaccio di droga. Lei li guarda dal balcone, buttando un occhio al di là delle piante della mamma, e poi ancor più sotto, oltre gli alberi della via. Si sfiora il naso con il polso sottile, i bracciali argentati che le tintinnano un poco. "Una volta non c'erano, quelli. Non sono aggressivi ma per me che torno la sera in motorino dalle prove di batteria non è un piacere trovarmeli sul marciapiedi. E poi sai...". Certo. Non si sa mai. Qualcuno di quel giro potrebbe metterle gli occhi addosso, e poi le mani, a lei che è bella ed esile, coi suoi lunghi capelli scuri e la pelle delicata. Anche a questo ha pensato Chiara quando nell'urna ha dato il suo voto alla Lega.

Quanto ha in comune questa giovanissima, e mille come lei, con la cultura repubblicana del dogma costituzionale, con gli appelli antifascisti, con la storia tormentata della prima repubblica, e poi con l'antiberlusconismo, con la retorica del conflitto d'interessi, con i turbamenti e gli esperimenti del cattolicesimo democratico? Niente, niente, niente. Allora vuol dire che Chiara è una di destra? No, no, no. Lei rifiuta ogni cultura politica novecentesca, anzi quasi ignora che cosa sia stato il Novecento, in termini di deposito politico e ideologico. E' indifferente anche a Berlusconi, "non sapevo neanche che la Lega fosse collegata a lui", mi ha detto dopo aver votato. Per lei la politica semplicemente non ha nulla di sacrale. E' una necessaria amministrazione della cosa pubblica, da farsi in modo silenzioso e indolore. Non desidera doversene preoccupare. Non capisce le ragioni per cui io e tanti come me ci accapigliamo dietro alla passione politica, le sembrano cose lontane dalla vita reale, fatta di amore, rabbia, gioia, disperazione, entusiasmo, scoramento, allegria, seduzione, follia. Chiara vive di emozioni, quasi atomizzata in questa contemporanea chiusura e apertura al mondo. Sempre sul suo profilo Msn, leggo "smooth as silk, cool as air... blue as ice and desire". E' quello che Chiara è, fatta di acqua, trasparente, luminosa.

Chiara ha votato portandosi dietro i suoi valori. Verità, sincerità, schiettezza, semplicità, coerenza. Qualcosa di immediato, istintivo, non razionale ma molto logico, le ha detto che erano gli stessi della Lega. Forse oltre a Bossi non saprebbe citare il nome di un solo leader leghista, ma non ha alcuna importanza. Il suo voto è americano, molto leggero, davvero libero, ma non incosciente.

Chiara ha votato Lega, ed è solo una delle tante cose che ha fatto il 13 aprile 2008. Un paio di ore dopo qualcuno l'ha vista baciarsi col suo fidanzato, di due anni più vecchio, sul sellino del motorino. Ecco, quello per Chiara è molto più importante.