Monday, November 26, 2007

La fede di Blair

"In Gran Bretagna se parli di fede religiosa la gente ti prende per pazzo". A parlare è Tony Blair, ex primo ministro inglese. Da tempo si attende l'annuncio ufficiale della sua conversione al cattolicesimo (per Pasqua, forse); ora però Blair afferma una cosa ulteriore e sacrosanta sul laicismo aggressivo che il "modello inglese" esporta in Occidente. Lontana mille miglia dalla laicità americana - neutrale rispetto a quale opzione religiosa il singolo intraprende ma fiduciosa e rispettosa verso l'esperienza religiosa in sé - la laicità europea nel nostro tempo si pone in contrasto con la religione, desidera espellerla dal campo delle scelte praticabili. Dio non c'è, e se c'è non entri nell'azione umana. Ha ragione Giulio Tremonti: questa è la Londra edonista e disincantata del XXI secolo, e le braccia spalancate disegnate dal colonnato di San Pietro ci dicono qualcosa di diverso e più bello.

Saturday, November 24, 2007

Ogni maledetta domenica

Mattinieri di tutto il mondo unitevi! Domani, domenica 25 novembre, a partire dalle 6.45 sarò ospite della trasmissione Notizie Oggi, su Canale Italia, condotta da Luigi Bacialli. Per chi la domenica mattina a un orario così infame rifiuta la banalità del dormire nel proprio lettuccio, per chi pensa che alle 6.45 c'è spazio per la riflessione e l'approfondimento, per chi volesse semplicemente constatare l'entità delle mie occhiaie violacee, beh, sono qua.

Friday, November 23, 2007

Premonizioni

Pagine, estratti dal mio diario personale. La notizia della malattia di mio padre ci è stata comunicata il 12 settembre...

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6 luglio - sera

Sento salire una profonda tristezza, una melanconia, la sensazione che sia tutto così superficiale e vacuo.
Questa sera è così triste.

16 luglio – mattina

Sogno. Sto mangiando una mela, ma ad un tratto mi accorgo che ha un buco che la attraversa da una parte all’altra. Allora la taglio a metà lungo il buco, e capisco che c’è stato un verme, che ha lasciato delle scanalature ravvicinate lungo tutto il suo passaggio.

18 luglio – notte

Ho camminato sotto il sole di un pomeriggio caldissimo e sono veramente fuso. (...) Vado a letto anche stasera un po’ inquieto. Ci sarà tempo e occasione di sbrogliare ancora la matassa. Notte…

29 agosto – mattina

Sogno. Sono in una grande città e devo andare al comitato elettorale di Sarkozy, forse perché ci lavoro non ricordo. Sono in macchina con papà. Scendo un attimo mentre lui va a parcheggiare. Dopo pochi minuti mi vengono a dire che lui ha fatto un incidente: corro da lui, sta morendo, gli si sono bucati i polmoni e gli è anche successo qualcos’altro che non ricordo.

5 settembre - pomeriggio

Sono come sospeso… Ci sarà ancora tanto da fare, nel mio futuro, ci saranno goffaggini e cadute e risalite.
Sarà dura. So che sarà così ma penso di avere la forza e la volontà di farcela. Io non mi sono mai rassegnato allo squallore e al male.

7 settembre - sera

Da ieri mi tiro dietro questa struggente malinconia. Ho fatto le cose che dovevo fare – esame, spesa, biblioteca questo pomeriggio – tutto bene, e tutto con addosso come un senso impalpabile di autunno, di smarrimento… Ho pensato fosse per quella cosetta con Andrea, ma è una scusa da quattro soldi, perché anche se con lui ci può essere qualche fastidio si tratta appunto di cose di poco conto (...). C’è qualcosa di più e diverso e per ora non capisco che cos’è.

9 settembre - sera tardi

(...) Volevo staccare così, e invece sento di avere ancora qualcosa da scrivere. C’è un peso intrappolato dentro di me di cui fatico a liberarmi, una rivelazione, uno scoppio che non si palesa. E’ vero, ma che cos’è?

11-set – pomeriggio

(...) Sono molto stanco, e dolorante. Digerisco male e sento come una febbre che mi vuole salire su ma che finché non avrò concluso il mio lavoretto non può farlo. Dopo, molto probabilmente, mi ammalerò.

Wednesday, November 21, 2007

Rupture all'italiana

Come dovremo chiamarci d'ora in poi? Libertisti? Populisti? Popularliberisti? Su www.forzaitalia.it è già cominciato il referendum sul nome del nuovo partito di tutti noi che più semplicemente ci siamo sempre chiamati berlusconiani. Anche e soprattutto ora che il Cavaliere ha rotto gli indugi e sembra volersi disfare delle solite figure mediocri e ambiziose che gli stanno intorno, dei loro tatticismi senza strategie, delle loro manovrine senza cuore e senza cervello (svelate con amara esattezza dall'ultimo libro di Alessandro Giuli, Il passo delle oche).

Il percorso simmetrico della destra e della sinistra italiane, in questo frangente un po' surreale, porta entrambe a confrontarsi con il proprio lato conservatore e inconcludente, e a misurarsi con la possibilità che i due opposti riformismi possano andare avanti da soli, ciascuno sulle proprie gambe, senza (troppe) zavorre comuniste e democristiane.

Non so quanto questo bel sogno potrà avverarsi davvero: in fondo siamo in Italia, il paese bello e stupido dove tutto alla fine non cambia mai. Intanto però noi berlusconiani ci gasiamo ancora una volta per l'ennesima avventura del nostro profeta laico, e il suo strano Partito o Popolo della Libertà, tra i Brunetta e le Brambilla, i Sacconi e le Prestigiacomo: insomma, nani e ballerine, o, più propriamente, geni e puttane.

Monday, October 29, 2007

Il dopo-voto. E adesso?


I cortinesi hanno scelto: è un sì. Ma a che cosa?


Domattina, dalle 6.45 alle 8, sarò ospite della trasmissione di Canale Italia Notizie Oggi, condotta da Luigi Bacialli, per fare il punto della situazione dopo il voto referendario che ha visto prevalere con grande nettezza la volontà di congiungersi alla provincia di Bolzano. Per gli eroi che si alzano così presto - per studiare, per lavorare, per guadagnarsi il pane insomma - ci vediamo domani.

Sunday, October 28, 2007

Cultura e identità: domande impellenti, risposte ambigue



A Cortina d’Ampezzo in occasione di un referendum ci si interroga sulla propria “identità” ladina, in Germania si attenua una condanna per stupro in nome della “cultura” tradizionale sarda.
Su Agenda Liberale, rivista del Centro Einaudi, è online un mio intervento sul tema.

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Friday, October 26, 2007

Federalismo e identità: a Cortina referendum su un equivoco

Si vota domenica a Cortina, si vota a favore o contro l'Alto Adige. I cittadini cortinesi e i loro colleghi di Colle Santa Lucia e Livinallongo dovranno esprimersi su quello che in realtà è un grande equivoco. E' per i soldi o per l'identità che si va a votare? Ci si esprime sulla necessità di avere le stesse agevolazioni economiche del Sudtirolo o sull'affiliazione "etnica", cioè di sangue (parole testuali dei promotori del referendum) con i "cugini" della provincia di Bolzano?
Su questa ambiguità di fondo si è giocata la campagna grintosa e martellante del comitato del sì: votate perché siete, siamo ladini; oppure, se così non fosse, votate comunque, per "lanciare un segnale". In questo modo si spera di portare a votare anche chi ladino non lo è affatto, ma è stufo di una legislazione punitiva e poco vantaggiosa per Cortina e i comuni montani della provincia di Belluno.

Ma non è con le secessioni disinvolte e menefreghiste, né tantomeno con le semplificazioni e le generalizzazioni identitarie, che si costruisce il futuro di una piccola comunità che ha avuto il merito grandissimo di mantenersi tutto sommato unita e armoniosa lungo le vicende della storia recente. Armonia e unità che sono scomparse in questi mesi a Cortina, sostituite da un brutto senso di intimidazione e di sospetto: scritte che compaiono sui muri, parole minacciose, e di nuovo quel senso di vergogna, da parte di coloro che voteranno no, quel voto celato e non confesso, da portare nella tasca della giacca e da depositare in fretta nel segreto dell'urna.

Io che sono cittadino cortinese ma a Cortina sto solo per brevi periodi dell'anno, non ho alcun pudore referendario: voto e faccio votare no. Dico una cosa che di questi tempi è scandalosa: mi sento cortinese, veneto e italiano. Tutte e tre queste cose insieme. Probabilmente ci sono tanti altri che la pensano come me. Sperando che ancora una volta la dea delle elezioni ci grazi con la proverbiale maggioranza silenziosa.

Thursday, October 25, 2007

Un po' di round-up sulle primarie americane

1) Negli USA va molto di moda in questi tempi il dibattito sulla "spilla-bandiera". Cioè la spilletta da tenere ben in evidenza sul petto con il vessillo americano stilizzato. Chi la porta e chi no: Barack Obama (candidato alle primarie democratiche), ad esempio, ultimamente non ce l'ha più. Il 17 ottobre, al Jay Leno Show, ha dichiarato: "l'ho portata a lungo dopo gli attentati dell'11 settembre, poi quando l'ho persa non l'ho più sostituita". Scusante: "molti politici la indossano ma poi si comportano in modo anti-patriottico".

2) La settimana scorsa il governatore nero e democratico del Massachusetts, Deval Patrick (la cui trionfale elezione nell'autunno '06 era stata seguita su questo blog), ha reso esplicito il suo appoggio per Barack Obama. E' al tempo stesso una mossa prevedibile e rivoluzionaria. Prevedibile perché il giovane e nero (per quanto non afroamerican, ma soltanto afro) Obama è il candidato più naturalmente vicino a Patrick; rivoluzionaria perché nel gioco delle correnti della sinistra americana ci si sarebbe aspettati che dal Massachusetts bianco, atlantico ed elitario venisse un netto supporto a Hillary. E invece.

3) E' noto: nella difficile situazione dei Repubblicani in vista delle elezioni del 2008, c'è grande incertezza tra i christian conservatives americani su quale sia il "loro" candidato alle prossime presidenziali. Rudy Giuliani? Troppo liberal. Sam Brownback? Mike Huckabee? Troppo ininfluenti. Mitt Romney? Troppo banderuola. Così nella destra religiosa c'è chi pensa di correre da soli, con un proprio candidato. La proposta è emersa durante un incontro dei conservatori a Salt Lake City. "Errore fatale", risponde Huckabee: "così favorite Hillary, anzi, le garantite l'elezione". Che è peggio.

4) La senatrice democratica del Missouri Claire McCaskill, quella che si era resa nota sempre nell'autunno scorso per le posizioni di grande apertura sulla ricerca sulle staminali (ricordate lo spot elettorale di Michael J. Fox?), adesso punta sugli scandali nella capitale, Washington D.C.. Oggetto del contendere sono i line-standers, cioè privati cittadini pagati dai lobbisti per mettersi in coda. Cioè: siccome ottenere un posto in prima fila nelle aule dove si svolgono i dibattimenti che coinvolgono gli enormi interessi delle lobby è considerato prioritario, ma siccome stare in coda tra le 10 e le 20 ore è davvero un po' troppo, i lobbisti hanno preso l'abitudine di pagare qualcuno (circa 10 $ all'ora a quanto pare) per tenere loro il posto. Ma per la senatrice McCaskill questo è troppo, è offensivo e ingiusto. Tutti siamo uguali davanti alla legge: quindi anche i lobbisti devono mettersi in coda di persona. I più avveduti dicono però che il provvedimento della McCaskill non passerà mai...

Monday, October 22, 2007

Napolitano sempre peggio

Sembrava niente male, a febbraio scorso, l'inizio di settennato di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica aveva usato parole decise sull'antisemitismo moderno travestito da antisionismo, in occasione della giornata della memoria, e poi il 10 febbraio quelle parole sacrosante, in bocca a un post-comunista, sulle foibe e le responsabilità slave. Poi però ha preso una brutta piega, specialmente questo autunno: un Napolitano sempre più bacchettone e pedante (soprattutto su vicende di pochissima importanza, vedi il caso Storace), e poi sorprendentemente debole, quasi connivente, con le trombe idiote dell'antipolitica e i vari vaffanculo nichilisti e - quelli sì - antiistituzionali. Ora arriva la strizzatina d'occhio ai magistrati militanti: "preoccupato" sul caso De Magistris, Napolitano fa sapere che "vigila" sull'autonomia della giustizia.

Si aggira lo spettro di Scalfaro, uomo di destra DC quanto Napolitano è di destra PCI. Sono lontani i tempi della retorica fanfarona ma innocua di Ciampi. Insomma aveva ragione chi, un anno e mezzo fa, chiedeva a gran voce l'elezione di Massimo D'Alema.

Saturday, October 20, 2007

Dal vostro corrispondente in Nordest

Roma: - L'hai poi trovato quell'outlet che cercavi?

Padova: -Sì ma non era un outlet, ma un magazzino per Veneto opulento con roba stupenda a prezzi altissimi. Cose che succedono solo qua

R. - Meraviglia. Come si chiama? Chiederò a Camilla

P. - Sorelle Ramonda, è una catena. Quella dove ero io sta a Montecchio tra Verona e Vicenza. Distretto delle cuoierie

R. - Immagino donne in spider che guidano sicure su quelle strade...

P. - Più o meno

Thursday, October 18, 2007

Tre riflessioni sul Pd

1) L'istituto ISPO di Renato Manheimer (non esattamente un rivale del Partito Democratico, vista lo smaccato supporto che gli ha tributato attraverso le colonne del Corriere negli ultimi sei mesi) ha pubblicato una serie di sondaggi che tentano di dare un volto al "popolo delle primarie" (numeri reali: dagli 1.8 ai 2.5 milioni di elettori). In uno di questi studi i votanti per ciascuno dei candidati principali vengono suddivisi per fasce d'età. Viene fuori che Veltroni va forte tra i 35-54enni (cioè sessantottini e post-sessantottini) e non se la passa affatto male tra gli over 54, che costituiscono la metà esatta del suo elettorato. Solo un elettore su otto (!) ha meno di 35 anni. Viceversa, quasi un terzo degli elettori di Bindi e Letta sono giovani sotto i 35, mentre entrambi questo candidati non raccolgono granché nella fascia 35-54, che personalmente ritengo la più ostile al rinnovamento ideologico di questo Paese. Non è un gran buon inizio per Walter.

2) Ieri a Otto e Mezzo si è parlato del processo a Totò Cuffaro. Non entro nel merito della sua vicenda politica né tantomeno in quella giudiziaria. Solo un'osservazione: dispiace vedere il numero due del Pd siciliano farsi interprete così zelante delle istanze della magistratura rossa, con i soliti toni agiografici che ci riportano al brutto biennio '92-'93. Spiace perché speravamo che dal Pci-Pds-Ds si fosse passati davvero a qualcosa di nuovo, e invece non è così; e siamo ancora qua a chiedere il solito ricambio generazionale, che in Italia, a quanto pare, è l'unico modo per risolvere i problemi.

3) In questo quadro non proprio brillante la cosa più carina e pittoresca sono stati i "tre giovani elettori" che come riferiva il lancio ANSA di domenica 14, ore 15, si sono recati da Reading in treno fino a Londra per votare Veltroni. La notizia non era del tutto chiara e non si è capito bene se siano riusciti a votare oppure no; ma comunque bravo a Riccardo, che è un mio amico e collega di blog e di università, e ai suoi colleghi, per la loro passione politica spinta quasi al masochismo. Speriamo si dimostrino un po' meglio della loro mediocre leadership. Io intanto li ho salutati con simpatia dagli schermi di Canale Italia, e per tutta risposta mi sono beccato i rimbrotti di un "giovane" che asseriva di avere fatto il '68, e che mi ha rimproverato di essere connivente con le "sette sorelle" del capitalismo. (?) Magari!

Sunday, October 07, 2007

In Borgogna, il cuore di Francia e d'Europa che ha perduto la memoria

Weekend a Digione. Si mangia male. Come mi avevano avvertito, il cibo per noi popolani è mediocre e costoso. Tranne che i formaggi ovviamente. Per il resto, una cascata di panna su tutto, sulle zuppe, sulle torte salate, persino sulla carne.
Quest'oggi abbiamo fatto la Route de Vins della Borgogna meridionale, una bella coperta di tessere gialle e arancio stesa sulla campagna lieve, monotona, della Francia centrale. Solo in Piemonte c'è in Italia un paesaggio simile, perché l'Appennino è più brioso, più minuto e insofferente delle grandi distanze, e là le colline ostacolano lo sguardo, rendono ogni scorcio una piccola corte naturale. Qua i vigneti si stendono pigri all'orizzonte e di quando in quando un "castello" vi trova spazio: castello tra virgolette, perché si tratta di belle dimore nobiliari di tempi in cui più che difendersi dal nemico ci si preoccupava già di godersi la vita. Delle ville romanticamente ispirate ai castelli medievali insomma. Vicino a Nuits giriamo qualche tornante tra le vigne e mi casca l'occhio sull'uva abbondante e sontuosa. Mi fermo, salto giù dalla macchina, rubo un grappolo. Ha gli acini piccoli, blu scuro, dolcissimi. Li succhio svelto e un po' avido. Passano due ragazzini in bicicletta - appellons la police! - scherzano. Torno su in fretta, metto in moto e li rincorro, la police, la police! gli faccio eco dal finestrino mentre gli sfreccio accanto. Il sole ci bacia. E' tutto un oro e un vermiglio.

Molte chiese, poche messe. Alle sei vago per Beaune in cerca di una funzione, ma niente, nella cattedrale solo un paio di celebrazioni alla mattina. Per il resto, tante chiesette dimenticate, portoni chiusi, sbarrati. A venti chilometri da qui è nata l'abbazia di Citeaux, a quaranta Cluny: eppure... Il Signore perdonerà mi dico: questa terra ha dimenticato come si faceva a pregare molto tempo fa, quando hanno cominciato a sconsacrare i loro antichi luoghi di culto e a trasformarli in "monumenti nazionali", come recitano i cartelli tricolori (quando va bene) oppure in gallerie d'arte contemporanea e in negozi di pashmine, quando va male.
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Appunti di viaggio. Le case in Francia, come il cibo, parlano di un passato tormentato. Fino al Quattrocento architettura e gastronomia rispondevano tuttalpiù ai bisogni immediati: un letto, un tetto, un campo, un piatto di cibo. Si mangiava più o meno quel che si mangia in Germania, zuppe e arrosti pieni di grassi animali che scaldassero; si viveva in quelle graziose casette coi muri a colombage con l'ossatura in legno, come quella da cui è ricavato l'albergo da cui scrivo - così schiette, rustiche, accoglienti come erano i tempi medievali che le avevano partorite. Poi viene il Rinascimento, la Ragione che tutto ordina. C'è un grande auto-disciplinamento, le case cambiano stile e si fanno austere, signorili, fredde: cambiano i materiali, dal legno alla pietra grigia, cambia l'aspetto e l'intenzione, cambia lo spirito. La cucina è riformata dagli echi italiani, il cibo sofisticato che usa al di là delle Alpi; ma con gli usi e i materiali ancora germanici e un po' barbari a farle da sostrato (di qui l'abuso di panna). Da cucina per vivere diventa cucina per gustare, per apprezzare, per stare bene. Questa è la modernità francese, che ha qualcosa di traumatico e di brusco rispetto alla nostra dolce e gentile scoperta della "maniera moderna", sostenuta e ammorbidita dalle rimembranze del passato romano. Questa è stata la loro prima, fondamentale rivoluzione.

Thursday, October 04, 2007

Cortina e il referendum

Bolzano dice "no" alla richiesta dei comuni dell'altopiano di Asiago di passare col Trentino Alto Adige. E adesso cosa succede a Cortina?

Ne parlerò stasera in collegamento telefonico durante la trasmissione di Luigi Bacialli, in onda su Canale Italia a partire dalle 19.

Wednesday, October 03, 2007

La Turchia e i conti col passato

Agenda Liberale, rivista online di approfondimento del Centro Einaudi, pubblica oggi un mio intervento sugli ultimi sviluppi politici in Turchia e la necessità di riconciliare passato ottomano e modernizzazione kemalista.

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Tuesday, September 25, 2007

Viaggiare è un po' fuggire

Sono partito un'ora fa dalla solita Venezia piena di innocui barbari slavogermanici, scollacciati e paonazzi per il sole e per lo sforzo. C'era il sole di settembre a dare una luce tiepida e affettuosa a tante belle ragazze. Un amico mi ha ricordato le parole di una canzoncina dei 70s, "ho incontrato un miracolo", e abbiamo riso insieme, di miracoli ce n'erano parecchi, di figliocce solleticate dall'aria vacanziera, dal senso di evasione che fa loro dimenticare i tetri luoghi di provenienza.

Ora sono in treno e penso che è un po' una condizione esistenziale quella del viaggiatore, e che anche io mi sento davvero a mio agio solo quando mi sposto. A pensarci bene, l'idea della pendolarità che mi aspetta nei prossimi mesi non mi dispiace affatto. Non è il solito discorso di filosofia spicciola sul treno come luogo di incontro, sulla possibilità di comunicare con questo e con quello , gli sguardi tra viaggiatori eccetera (anche se forse pagare il biglietto della prima classe in Eurostar potrebbe rivelarsi un investimento, questo sì, perché a quanto pare si trova sempre qualcuno di importante). Il viaggio "passivo" che ti consente il treno è davvero un'isola felice di riposo, e l'evasione è un tratto fondamentale del mio carattere, che un po' combatto quanto posso ma a cui spesso mi devo rassegnare. Una fantasia ricorrente (da storico) è di fuggire come fuggirono i reali dalle Tuileries una notte del giugno 1791, furtivi, evanescenti, fuggire nell'ombra, invisibili, mentre alle proprie spalle gli altri si chiedono perché te ne sei andato, e resta in loro lo sconcerto, lo smarrimento, le domande senza risposta.

Poi c'è lo shock, lo shock barocco - anche questo è parte della fantasia - del riconoscimento reciproco: i reali vedono il popolo, il popolo scopre i propri sovrani. La visione dura della realtà che si palesa di colpo, cruda e asciutta. Quanto prima era etereo e indistinto diventa di colpo netto e inequivocabile, assume una sua solidità e un peso specifico, drammaticamente si rivela.

In un certo senso, questo momento di verità è un'allegoria della vita, e della crescita che aspramente la vita ci chiede: non possiamo sperare di stare troppo al mondo - in questo mondo - senza vedere, toccare, renderci consapevoli. E la cosa più difficile è restare in piedi dopo la presa di coscienza, non lasciarci travolgere dalla realtà ma accettarla e proseguire.

Il viaggio, così, finisce per rappresentare un'alternativa estrema quanto vana a questo gioco duro e inevitabile, una "involontaria rivolta dell'uomo presente alla sua fragilità". E' un momento di infanzia che risponde al bisogno di noi fragili individui di rimandare un poco, di sostare in mezzo al tempo, di arrotondare gli spigoli. Poi tornano le cose, con la loro presenza esigente e concreta; torna la vita, bisogna rialzare lo sguardo, e andare avanti.

Thursday, September 20, 2007

Grillo, la sinistra e l'eterna rivoluzione

Ha ragione Antonio Polito quando dice che in fondo il fenomeno del grillismo è una partita interna alla sinistra. Un gentiluomo del riformismo come lui evidenzia una cosa fondamentale della politica italiana, che la partita si gioca tutta tra riforma e rivoluzione, tra cambiamento e distruzione nichilista. La cosa ovvia è che in questo blog si tifa per il primo e si teme la seconda. La cosa meno ovvia è che su questo crinale il nostro Paese balla pericolosamente da quando è nato.

Il fascismo è stato il primo episodio della rivoluzione, intesa come condizione di non accettazione della rimediabilità del presente, di incapacità di modificarlo venendo a patti con le sue regole di funzionamento - cioè la democrazia. Si smonta tutto e si rifà. In questo senso va capito l'accostamento dei grillini al fascismo. Non si potrebbe certo definire il fascismo in toto come di sinistra, ma è vero che esso ha avuto un'ala rivoluzionaria che più strenuamente si è opposta a che il movimento venisse a patti con i poteri tradizionali (monarchia, grande finanza, movimento cattolico) ma anche con lo spirito borghese, e con l'indole pigra, passiva e in fondo tollerante dell'Italiano medio, col suo spirito di adattamento morbido alla realtà.

La carica rivoluzionaria è poi transitata per il P.C.I. (non a caso terra promessa di tanti transfughi fascisti di sinistra), ma anche per buona parte dell'M.S.I. (più Rauti che Almirante), per un certo socialismo di sinistra, e perché no, in modo certo molto diverso anche per Giannini e il suo Uomo qualunque. Tutte queste componenti avevano in comune una sfiducia di fondo nei confronti dell'uomo e del cittadino e quindi una pulsione rivoluzionaria. Come possa manifestarsi in movimenti così diversi, ci si chiederà. Non c'è da stupirsene: si pensi a Paolo Flores d'Arcais, che vuole la rivoluzione ma la vuole liberale, anche se rimpiange il Partito Comunista d'antan e giudica spazzatura il craxismo... O a Mani Pulite che andava da un cattolico di sinistra, intransigente, moralista, come Caselli, ad un gendarme come Di Pietro, ad un capopopolo come Bossi.

Grillo è l'ultima puntata della vicenda rivoluzionaria. Inutile ripetere che ogni rivoluzione ha in sé i germi del nuovo regime da instaurare, che ciò che la distingue dalla semplice rivolta è il carattere di attesa messianica di un nuovo ordine, di nuove regole da scrivere e quindi di nuove gerarchie - e che quindi non esistono i corrotti dal potere ed i puri, poiché essi il potere lo dovranno toccare e quindi sporcarsi. E si torna daccapo.

E' vero comunque che la partita è interna alla sinistra, che ogni volta che si trova ad affrontare delle sfide per quanto timide di rinnovamento (1989-92 col crollo del muro e la sfida portata dal riformismo craxiano, 1999-2002 col governo D'Alema e poi il movimento dei girotondi, 2006-07 con l'opzione aperta dal Partito Democratico, per quanto scialba) si trova con il pesante fardello dei rivoluzionari, degli oltranzisti che scalpitano, strepitano, reclamano, e in qualche caso purtroppo ottengono. Fino a quando?

Tuesday, September 11, 2007

Storia e cronaca dopo l'11/09. Una riflessione

Antonio Scurati coglie oggi sulla Stampa una caratteristica inquietante del nostro nuovo secolo da poco iniziato: la scomparsa della storia, divorata dalla cronaca. Il secolo ventesimo, conclusosi (hobsbawmianamente) col crollo del Muro, era nichilista nei contenuti ma epico nella forma, a noi invece non rimangono che le frattaglie, non meno nichiliste e distruttive però. Fin qui sono d'accordo, dal bianco o nero tragico e acuto del secolo trascorso siamo piombati in questa mesta scala di grigi, in questa atomizzazione devastante della vita quotidiana.

Poi però Scurati dice una cosa davvero difficile da condividere: che l'11 settembre non ha cambiato niente. Dichiara: "a molti parve che (...) la storia si rimettesse in moto quel giorno di grande lutto ma anche di grande speranza", e invece da sei anni a questa parte le cose sarebbero le stesse, i problemi e le difficoltà ugualmente banali e insignificanti.

Io nell'11 settembre non ho mai colto la speranza; semmai una nuova consapevolezza, che è cosa buona, e nuovi interrogativi angoscianti e dilemmi, questo sì. Il fatto che non siamo riusciti a trovare risposte universali a tali domande, e che probabilmente non ci riusciremo ancora a lungo, non significa che il nostro tempo non abbia subito una svolta radicale. Lady D, le 35 ore di Jospin, i concerti con Nelson Mandela e tutto la cianfrusaglia pop che allietava le nostre ore nel tempo postmoderno è defunta senza troppi funerali. Se adesso la riconosciamo come tale, e cioè roba vuota, senza spessore, è perchè la storia è venuta a bussare drammaticamente alla porta (come dice la bellissima citazione di Camus nell'intestazione di questo blog). Solo grazie a questa luce che è stata fatta sulle nostre sonnacchiose esistenze tardo-novecentesche bravi narratori come Scurati possono oggi cogliere il senso acuto della crisi. Prima non la vedevamo nemmeno. Eravamo confinati in un universo mondano e sofisticato, illusorio.

Vita, morte, barbarie, civiltà, identità, religione, terrore, speranza, fede: sono queste parole grandissime il nostro pane quotidiano, e se molto spesso nel dibattito pubblico soffrono di un uso strumentale che le rende banali e stucchevoli è anche vero che c'è chi, nel mondo laico e in quello religioso, non si arrende, e va alla ricerca di nuovi significati.
Il fatto è che ora siamo tutti più liberi, e con la libertà è venuto anche il caos, ma forse dal caos si può uscire...

E' per questo che non riesco a capire chi, come il mio professore di Storia Contemporanea, dichiara di non volere abitare nei nostri tempi, di essere "uomo del Novecento": come si può desiderare di tornare ad essere schiavi?

Thursday, August 23, 2007

"Quando mai!"

C’è un’altra serata fredda a Cortina, ci sono i soliti amici vecchi e nuovi, il solito chiassoso assembramento davanti alla Suite. Rumori familiari, volti noti. Stavolta è per il compleanno di Mara, c’è lei, ci sono io, ci sono gli altri, c’era Lorenzo prima, l’ho incontrato e ci siamo salutati come due vecchi estranei. C’è Chiara ora, “hai fatto qualcosa ai capelli”, le chiedo con un sorriso gentile, “quando mai” fa lei e ride. E’ carino il modo semplice con cui si è legata la ciocca scura in una coda sulla nuca, sta in piedi davanti a me col suo bicchiere, parliamo un po’, ma per qualche ragione le mie parole non attecchiscono molto, restano a un livello esterno, poco serio, scorrono fluide e traslucide. Ride sempre Chiara, rise all’inizio quando la paracadutarono a Cortina da Bologna perché la madre veniva a gestire un piccolo negozio, rise nei primi giorni di scuola insieme: lei coi suoi dolcevita verde scuro sul piccolo seno giovane, un po’ di trucco, a tredici anni già un fidanzato con cui fece l’amore e tutti gli altri giochini noti, noi coi grembiuli scuri, gli astucci della Invicta, qualche passo timido verso un mondo oscuro e complicato. Un abisso, uno stacco che il tempo certo avrebbe colmato, e in fretta, ma che non per questo pesava di meno, e che allora a noi pareva assoluto, invalicabile. La mattina passavamo sotto la tettoia di legno della scuola media, nella pioggia gelida, entravamo e guadagnavamo l’aula a metà del corridoio: ma insieme con i soliti adolescenti di paese ingenui e un po’ ruvidi ora c’era Chiara, disinvolta, loquace, spudorata. Ebbe Alessio, biondino con gli occhi da tedesco, che piaceva a una nostra amica, una sua amica. Glielo soffiò senza rubarlo davvero, lui tanto ci sarebbe stato soltanto con lei, che cos’erano quelle altre se non bambinette? Ci scherzavi con Chiara, ma lei era pungente, ti ricordava le tue debolezze, solleticava un difetto, tornava su una sciocchezza che avevi detto. Così, tanto per ridere, tanto per non pensare. Per due anni ci fu Chiara e noi, allegri imbecilli, noi e le sue smanie e i suoi capricci, te lo ricordi Chiara? Ora ride mentre nella piccola folla si sposta tra l’uno e l’altro, anzi sono gli altri che si muovono, le girano intorno, ma non è più come allora, il suo potere si è allentato. Le faccio qualche domanda. Ha faticato parecchio Chiara in questi cinque anni che ci hanno divisi: nella sua città, Bologna, sono successe delle cose, dice, cose brutte, e brutte persone. Quando ruppe con un fidanzato e finì con un tipo nuovo un’amica cattiva fece la spia col suo ex, e poi disse qualche bugia per aumentare il pettegolezzo. Quelli del giro bolognese cominciarono a scansarla, in breve tempo se li ritrovò contro. Prese venti chili in poche settimane. Un giorno davanti alle scuole bolognesi distribuiscono dei volantini anonimi: sopra ci sono scritte le vite private di tanti poveri diciassettenni, i loro intrecci, i peccatucci, le loro debolezze, così, spiattellati con crudeltà infinita, “Cinzia ha fatto un pompino a Mauro”, “Paolo ha tradito Monica con Camilla che ha dovuto abortire”, “Alessandra è anoressica”. Chiara… “Chiara è una puttana e ora è anche ingrassata”. Così, un colpo al cuore. Un giorno parla con un’amica al telefono cellulare davanti al portone di casa, sono le tre del pomeriggio, in una via del centro. Passa un motociclista, lei scosta il telefono dall’orecchio, “prego?”, chiede. Succede tutto in un attimo: quello tira fuori una pistola, gliela punta alla fronte. Vuole i suoi soldi. Lei non ne ha. Lui la minaccia. Non ho niente, non vedi, sono scesa perché in casa c’era rumore e non riuscivo a telefonare, non ho niente… Poi la lascia andare: “se gridi mentre me ne vado ti ammazzo, ti ammazzo sai”. Chiara scivola dentro casa, si accascia, sviene. Arriva un esaurimento e la depressione.
Poi, dice, se ne è tirata fuori. Ascolto la sua storia con interesse, aspetto la svolta che deve essere venuta… e intanto penso ai miei anni belli e difficili… che cosa ha da dirmi Chiara stasera?… forse questo dolore è servito a qualcosa… a un risveglio, non so… ci sarà stato un cambiamento, una conquista… so che ha aperto una ditta di moda… è stata brava… “Come ne sei uscita?”, le chiedo.
“Agopuntura nelle orecchie, metodo cinese. Sono andata da questo che mi metteva gli aghi sui bordi della faccia e intanto scriveva tutto quello che facevo. E’ stato fantastico. Io sai, sono una persona vera, credo nell’amore, non mento mai, è che ci sono gli ipocriti e gli stronzi nella vita”.

Certe volte sembra che le cose stiano per schiuderne delle altre, che dietro l’angolo ci siano delle verità, delle nuove consapevolezze, un percorso di vita, o semplicemente una buona storia da raccontare. Certe volte non c’è nulla di tutto questo, c’è solo una serata a Cortina fredda e insipida come sempre; e te ne vai sotto la pioggerellina con le tue scarpe da tennis umidicce, un po’ smarrito e un po’ indifferente, mentre gli altri dentro al bar brindano, come sempre, Lorenzo insegue sempre vecchi amici e vecchie fragilità, Serena pensa a come farà visto che le hanno dato lo sfratto. La mia piccola macchina grigia ora rumoreggia sull’asfalto buio e bagnato. Come sempre.

Wednesday, August 22, 2007

Un po' di gossip ampezzan-vacanziero

Siamo quasi all’ultima settimana di questo intenso agosto, e Cortina, o meglio il suo disinvolto aspetto vacanziero, continua a fare notizia. Prima sulle pagine del Corriere della Sera, che nell’edizione nazionale ospitava nei giorni scorsi un’intervista a Matteo Zoppas, giovane manager dell’azienda di famiglia. «Ai tempi dei miei genitori, c'era la loro Cortina», si è lamentato Zoppas. «Adesso c'è la Cortina di tutti. Mi irrita incontrare nei locali trentenni, quarantenni che giocano a chi spende di più. Questa non è ricchezza, è volgarità».
Sarà anche vero. Ma qualcuno sussurra: “già visto, già sentito…”. Almeno dai tempi della Dolce vita.

Intanto, c’è chi si diverte più di Zoppas: un fotoreportage del mitico Umberto Pizzi, apparso lunedì sul sito di gossip e politica www.dagospia.com, documenta le imprese estive dei coniugi Cisnetto, in trasferta con gli amici alla Malga Maraia di Auronzo per un sostanzioso pranzo di montagna. Titolo: “tutti a malga dove se magna coi Cisnetto’s”. Ospiti di rilievo: i nobili Rebecchini, D’Amelio-Memmo, Carignani, Marinello, politici come l’ex ministro Gianni Alemanno e il senatore Fisichella, giornalisti come Roberto Ippolito ed Egle Pagano. Molti dei convitati erano agghindati in vezzosi abiti tirolesi (non hanno seguito i consigli del presidente Cossiga, che dagli schermi del PalaLexus li aveva bollati come una carnevalata).

Le immagini più pittoresche immortalano in diversi momenti Enrico Cisnetto, calzoni alla zuava, calze rosse e cappellino della Sampdoria, mentre solleva la moglie Iole a bordo di una carriola. L’animatore degli incontri ampezzani si è anche divertito a prendere in braccio Nicoletta Ricca, della compagnia di riassicurazione Swiss Re, dagli eccentrici occhiali alla Lina Wertmuller. Didascalia: “Enrico Cisnetto con avvinghiata Nicoletta Ricca”. Ma c’è anche la posa azzardata di Maria Criscuolo del gruppo Triumph, alle prese con un pentolino di polenta. Poi, tutti a tavola: il menu, pappardelle al sugo di capriolo, formaggio alla piastra, maiale e pollo arrosto. FC

Tuesday, August 14, 2007

La lectio magistralis di Giulio Tremonti

Intanto metto il link, poi ci sarà tempo per ragionarci sopra. Vale la pena di leggerla e di pensare a come può essere una politica del XXI secolo. Anche se non tutto quello che scrive Tremonti mi convince, è comunque un gran bel pezzo di politica come non si fa più da troppo tempo nel nostro Paese.

http://www.giuliotremonti.it/spot_hp/spot_hp.asp?id=124