
Il re è morto. Chi era il re? Romano Prodi sta lasciando la politica (ma non del tutto, e non per sempre), e i giornali si sono prodotti in una serie di analisi sul passato e futuro del prodismo come sistema.
1) Prima ci sono stati Fabio Martini sulla Stampa, e soprattutto Edmondo Berselli sulla Repubblica di lunedì scorso: "il prodismo", spiegava Berselli, è stato principalmente "una ciambella di salvataggio di fronte all'avanzata della destra". Dunque se ora l'alleanza ulivista concepita da Prodi scompare, è perché "è stato decostruito lo schema politico" su cui Prodi aveva fatto riferimento, "non c'è più bisogno di organizzare una resistenza alla destra". "E' l'ora di una tardiva secolarizzazione della politica".
2) Oggi sul Foglio parla Francesco Forte, che oltre ad essere stato ministro negli anni ottanta per il Psi craxiano è stato anche professore e intellettuale legato al dotto liberalismo piemontese. Raccontando delle circostanze in cui si trovò a conoscere Romano Prodi, Forte ne disegna un profilo di personaggio serio e acuto. Poi spiega come nacque e crebbe il prodismo e soprattutto i prodiani, attorno alla casa editrice bolognese del Mulino, che sotto Prodi si trasforma da editore liberale con lo sguardo ai cattolici a cattolico con lo sguardo verso i liberali. Avverte però Forte che tanto liberali, soprattutto nei metodi, i prodiani non si dimostrarono; e ripete che no, non siamo alla fine del prodismo. Anzi.
3) Intanto Dagospia pubblica le prime indiscrezioni su che fine faranno alcuni esponenti del clan prodiano, a cominciare da Claudio Cappon e da Maurizio Prato. E' una conferma di quanto dicono tanto Berselli che Forte sulla virtù tecnocratica di Prodi, grande esperto della gestione di pezzi di establishment, della mediazione tra gruppi di potere diversi; e, insieme, della stretta fedeltà politica che lega a lui i suoi diretti collaboratori. Vedi, ad esempio, la levata di scudi di Arturo Parisi alla notizia che Calearo festeggiava la fine imminente del governo; vedi la pronta difesa del fedelissimo Franco Monaco quando si è tentato di accostare prodismo e dossettismo.
Quelli a cui più dispiace che Prodi se ne vada, forse, sono i Radicali. Ci sono alcune ragioni: una, scontata, potrebbero essere i posti rilevanti che avevano avuto modo di occupare in questi due anni all'ombra del ministro Bonino, che non a caso è stata la più docile e meno problematica tra tutti gli alleati di Governo (lo ripete insistentemente Carlo); e non ci sarebbe niente di scandaloso, tranne che questo smentirebbe quanto si è sempre detto a proposito della "differenza" antropologica di Radicali e missini rispetto alle altre etnie politiche. L'altra è più profonda, e riguarda l'obiettivo, la missione che il prodismo, soprattutto in quest'ultima fase politica, si era dato: consolidare l'alleanza trasversale contro un certo tipo di cattolicesimo, a favore di un altro, più "moderno", permeabile e malleabile sul fronte dei valori. "Sono un cattolico adulto", disse con snobismo Prodi; il suo voto al referendum sulla Legge 40 fece scalpore, e così anche la difficile mediazione della cattolica Rosy Bindi a favore dei Dico. I Radicali a questo sistema si accodano volentieri, perché sentono che non è il momento di nuove battaglie sulla laicità, e dunque è meglio, tatticamente, consolidare e difendere quelle già combattute. Insomma: impossibile uno zapaterismo all'italiana, perdente in partenza di fronte al ricco e articolato tessuto cattolico della società, va bene anche il prodismo, che garantisce un sistema di valori molto aperto, quasi remissivo, in tema di diritti, di fronte alle richieste radicali.
"Il mondo è pieno di occasioni dove c'è gente che aspetta aiuto e pace", ha detto con i consueti accenti fanciulleschi e insieme un po' messianici Prodi stesso. Cioè si chiude una fase, anche per un parziale fallimento; ma se ne apre un'altra. Insomma. Prodi non è finito. Il prodismo nemmeno.
Thursday, March 13, 2008
"Fine" di Prodi?
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Sunday, March 09, 2008
Riassunto candidature
Ad uso e consumo (quasi) esclusivo del sottoscritto, cioè come puro promemoria elettorale. Vediamo di fare un po' il punto (molto incompleto) sulle strane candidature della strana campagna 2008:
PD
Uscito e rientrato Ceccanti, il costituzionalista, ora in lista in Piemonte; uscito ma non rientrato quel galantuomo riformista di Peppino Caldarola; niente ricandidatura per Antonio Polito, che però è tornato a dirigere il Riformista; capolista in Campania D'Alema, in Puglia l'ex ministro per le politiche agricole De Castro; molto eterogenee le liste in Veneto, dove si va dai liberali Morando (Senato) e Calearo (Camera) alla cattodem Bindi, al giacobino Felice Casson, a Maria Pia Garavaglia, vicesindaco di Roma, che è candidata anche in Lazio, dove capolista al Senato è Franco Marini.
PDL
Niente candidatura per Capezzone; Jannuzzi, storico socialista di Forza Italia, è fuori pure lui; dentro Santo Versace, sembra; i confindustriali: D'Amato ha detto no, Andrea Riello anche lui, ma suo cugino Ettore invece si candida in Veneto 2, così come l'avvocato padovano Pietro Longo; Vendemiano Sartor, presidente Confartigianato Veneto, è candidato in Veneto 1, mentre Giancarlo Galan è capolista al Senato. Confermato, con notevole assenza di novità interessanti, tutto lo stato maggiore di An. Candidate di peso: Eugenia Roccella, femminista con ripensamenti cattolici, Fiamma Nirenstein, giornalista filo-israeliana; Souad Sbai, agguerrita attivista dei diritti di origine marocchina, rigorosamente laica; il giornalista garantista Giancarlo Lehner. Si tratta sulla candidatura del figlio di Clemente Mastella, Pellegrino; Manuela Di Centa, friulana, candidata in Alto Adige, Michaela Biancofiore dall'Alto Adige paracadutata in Campania, Michela V. Brambilla dalla Brianza paracadutata in Emilia, Deborah Bergamini dal suo blog paracadutata in Toscana. Licia Ronzulli, che non si è capito se è la massaggiatrice del Cav. o semplicemente una "del suo staff medico", è candidata pure lei. La divina Mara Carfagna, infine, al terzo posto in Campania alla Camera dietro Berlusconi e Fini.
LEGA
Umberto Bossi è candidato alla Camera Piemonte 1, Roberto Calderoli invece , grande stratega parlamentare, riconfermato al Senato, sempre in quella regione; sempre al Senato, in Emilia Romagna dietro al capolista Castelli c'è Torri, e poi al terzo posto, quindi senza possibilità reali di essere eletta, il vicesindaco di Lampedusa Angela Maraventano (quella che chiedeva l'annessione alla Lombardia, credo).
SINISTRA
Fausto Bertinotti, candidato premier, è in lista a Roma, Franco Giordano in Toscana, Alfonso Pecoraro Scanio in Puglia; Diliberto ha rinunciato al posto in Piemonte per l'operaio della Thyssen Ciro Argentino (e ora che farà? qualcosa di simile a quello che già fa Piero Fassino nel Pd, probabilmente, e cioè l'instancabile animatore); Rita Borsellino è capolista al Senato in Emilia Romagna, e dopo di lei viene Paolo Cento, rotondeggiante politico dei verdi; è saltata in Alto Adige la candidatura di Marco Boato, sembra a causa di un veto di Rifondazione, ed è un gran peccato;
VARIE ED EVENTUALI
La Marini (Valeria) forse scende in campo "a difendere i diritti delle donne"; Franco Grillini, storico rappresentante del movimento gay, deluso dal Pd è candidato coi socialisti di Boselli, ma a sindaco di Roma; gli stessi socialisti hanno offerto simbolicamente un posto nelle liste a Mastella, per solidarietà primorepubblicana tra reciproci esiliati politici, ma Mastella pur ringraziando non ha accettato, e Boselli si è mostrato molto comprensivo.
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Saturday, March 08, 2008
Un pomeriggio come tanti
Piazza Farnese, 15.30. Giovanni Lindo Ferretti ha cominciato già, canta e parla, è musica e poesia. Dice cose intense e ispirate, forse doveva candidarsi lui. Ci sono i foglianti sul palco, Crippa, Meotti, poi vengono anche la Valensise, Pace; c'è Giuliano che parla anche lui, "non siamo eroici ma ragionevoli", e "sono edonista e mangione", e il resto è parte della consueta prosa antiabortista. Ci siamo noi del pubblico, io e l'amico Billi, pochi ma buoni come si dice, 200-300, facciamo anche 500, e tra noi quel genio solitario di Vincino e quell'altro genio scurrile di Andrea Marcenaro. "Andrea, ci fai ridere, ma con disincanto, senza pretese, come è giusto", gli dico. "Grazie... Di dove siete... Massa Marittima? Cortina? Ah voi cortinesi, montanari, lontani, un po' tirolesi... Ciao bello, ciao, stammi bene". Ci sono le femministe ragionevoli, e quelle un po' irragionevoli che gridano e schiamazzano dalla via là vicino; ma sono poche, per quanto rumorose, arrivano passano e vanno via, senza lasciare il segno, come i tagli che ti fai d'estate, come i graffi del gatto. Un amico mi scrive: "tutto bello ma il foglio 1.0 è altrove. A Piazza Farnese è solo goliardia". Può essere ma in questa piazza illuminata e allegra, sotto il cielo scuro che minaccia la pioggia, è bello esserci. Io intanto ripenso a Filumena Marturano e alla sua splendida orazione pro-life fatta col core della donna di popolo, e la ragione antica di una religione che non invecchia.
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Friday, March 07, 2008
Lontano, lontano
Le vesti lunghe e leggere, cinte ai fianchi, bianchissime, delle signore, provenienti dai negozi parigini. Gli uomini nelle loro uniformi, spesso marinaresche. Bambini che si riconcorrono, che fanno i circoli attorno ai grossi tronchi della taiga, che si buttano a terra, con grazia saltellano su un piede solo. Immagini di vacanze al mare, l'estate breve e fresca del Baltico forse, o quella della Crimea, quasi mediterranea. Una parata regale, i saluti della zarina Alexandra, cenni veloci del capo, e davanti i preti ortodossi che incedono severi - possiamo quasi vedere brillare gli ori delle tuniche, anche nel bianco e nero. Ecco Anastasia, Tatiana, Olga, Maria, Alessio: salgono su una carrozza, coi genitori. Poi la vettura parte, veloce esce di scena. Dove va?
Brevi frammenti dispersi nel tempo. Un mondo inconsapevole, fragile, aristocratico, che danza verso la catastrofe, gioca col proprio destino. C'è una incredibile poesia, una cosa struggente, malinconica, quasi surreale, nelle immagini dei Romanov, e nella loro fine consumata nel tumulto rivoluzionario (la penultima cruda immagine è la parete della stanza di casa Ipatiev a Ekaterinburg bucherellata dai colpi che uccisero i membri della famiglia). Ho trovato questo video su YouTube che unisce immagini e brevi filmati, è bellissimo. La zuccherosa colonna sonora è quella di Titanic, portiamo pazienza.
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Saturday, March 01, 2008
Dedicato a voi (e ai vostri anagrammi)
Nei lunghi tempi morti, negli intercity polverosi che si arrampicano sull'Appennino, nelle pause-studio dilatate fino a durare il doppio dello studio stesso, insomma nei piccoli interstizi della quotidianità, ho fatto l'anagramma dei nomi e cognomi di alcuni amici padovani e non solo. I frequentatori assidui del blog si riconosceranno. (E' anche un piccolo omaggio a voi che avete condiviso con me questi quattro anni allegri e un po' incoscienti, belli perché nutriti di vera amicizia... ve ne sono grato, davvero).
Si comincia con la Claudietta, che può diventare l'esotica Dorilla Ucacotua, la famosa cioccolataia Tullia Durocacao, oppure assumere le sembianze un po' ingombranti e animalesche di Laura Odilotucca o Lucia Taurocaldo. Matilde, invece, amica cortinese, ama reincarnarsi nell'intrigante barista slovacca Melita Chelsudich, nella diva della Costa Azzurra Cécilia Du Helsh, o anche, perché no, nella nota cantante pop Mitica Chedullesh...
Carlo invece è noto anche come Renato Clemegna o Marco Lagentene, ma anche con il nome del bel tenebroso Ramon Gentelace, e chi non lo conosce; oppure a volte prende le sembianze della gentile impiegata bellunese Lorena Cementag, o della sua amica Marta Clorengene, famosa proprietaria di impianti natatori.
La Beatrice ha una sola collega, quella furba della Erica Zibbastuzie; idem per Stanilla, che ha lasciato in Polonia la sua conterranea Luisella Stanchich. Mentre Guja ogni tanto va a trovare Gulasch Chejui - di sesso ignoto -, a Budapest ovviamente, o il puzzolente Scag Huchieluj, di origini ignote per fortuna, o quella zozzona cagliaritana di Succhia L'Ughej.
Ettore è pieno di sosia improbabili. E non solo l'anonimo Franco Egattea e il rancoroso Renato Fegatac, ma anche quello strambo di Nereo Cafagatt, il qualunquista trevigiano Tacagno Fréate (un evasore del fisco, possiamo giurarci), o la sapiente Atena Crefagot... perché dobbiamo parlare degli impresentabili Fetore Cagnata e Argento Fecata, del serial killer Feroce Ganatta? O della vezzosa Garofanetta Cè, della povera Frocetta Anega, o di quel losco marpione che risponde al nome di Ateo Fregna Aca (chiaramente un romanaccio sospeso tra Porta Pia e il bordello della zona)?
Le equivalenti della Ludo, invece, veleggiano a ben altri livelli. Roba che conta: la elegante Donatella Cavallini De Vu, ad esempio, o l'anziana ereditiera Lionella Atavica De Lund, addirittura la famosa prostituta d'alto bordo Clotilde Vulva De Nailana!
Con Pavel si va sull'internazionale (e c'era da chiederlo): il suo preferito è sicuramente l'abbronzatissimo surfista californiano Ken Speillazevy. Ma se passate per Cracovia fate un salto dal grigio burocrate Ivan Pylsekzel, che solo a pronunciarlo vi è già passata la voglia di conoscerlo.
Riccardo detto Welrik, compagno di blog, si trasforma volentieri in Tancredi Bruciove, che a forza di erre moscia l'hanno pure battezzato così, o anche nell'enigmatico libanese Cirano Cved-Beirut, o in quel vecchio compagnone di Benito Verduricc! Dalle parti di Valdobbiadene sta anche il noto produttore Rudi Vinaceto, mentre è ormai leggenda la contessa rumena Beatrice Von Drincu, e le sue sbronze al chiaro di luna.
Gemelle ingombranti per la Giugi (Giulia, mia cugina), detta anche Liliana Vortussegi, o Luisa Ventosa Girli, e conosciuta nei night club milanesi come Trilli Von Aiagesus (tra il sacro e il profano), per non parlare della provocante Vania Gluteo Liriss... o della povera Vaginite Sol-Si-Urla!
Ma la Musa ispiratrice degli anagrammi, la regina incontrastata dei sosia enigmistici, insomma la vera vincitrice è lei, la Laura. Una caterva di alter ego. Possiamo cominciare con la insipida Michela Radura, ad esempio, o con l'anonima Daria Chelurma, per continuare con la caliente madrilena Carmela Hurida, con la misteriosa spia iraniana Clara Ahmirued, con la danzatrice argentina Marica De Rauhl, o con la dubbia Amalia Durcher (francese o friulana? dipende da come lo pronunci). Ma siamo solo all'inizio. Pensate infatti alla fiera contadina sarda Leda Marachiru; o a sua cugina, quella poco di buono di Chimera Ladrau; all'antipatica Acida Rumahler, certamente un'insegnante di piano, con morbidi richiami asburgici; o all'indefessa lavoratrice Crumira De Alah; per passare all'altro sesso con l'altero Adelchi Maurra o il brigante veronese Rudi Marachela; ma la Laura è conosciuta anche, udite udite, come Arachide Malur, Malaria Chedur, la tremenda Crudelia Harma; e, infine, la povera, emarginata, Chiara Merdula.
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Saturday, February 23, 2008
"Cronache sociali" e quel che ne rimane
Presentata a Roma l’antologia della storica rivista dei dossettiani. Sono i padri del prodismo? Su Terzarepubblica.it è online una mia breve recensione di "Le 'Cronache Sociali' di Giuseppe Dossetti".
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Friday, February 22, 2008
Ma il Pd...?
Fino a dieci giorni fa sembrava che la "vocazione maggioritaria" di Walter e Company fosse reale ed effettiva: le cose si mettevano bene, e promettevano meglio. Lo scrivevo su Agenda Liberale. Adesso viene fuori che a) il Pd correrà con il partito di Di Pietro, non esattamente un esempio di riformismo e visione serena e non demagogica dell'uso della giustizia; b) nel Pd faranno ingresso almeno 8 o 9 radicali, che non si vede come potranno andare d'accordo con un certo popolarismo (già Castagnetti storce il naso) e con i cristiani attivi Bobba, Binetti, Carra, eccetera; c) capolista al senato del partito sarà Umberto Veronesi, e anche lui si trova distinto e distante su certe delicate questioni da buona parte dell'ex Margherita e del suo elettorato; d) per non ben specificate ragioni, questa operazione di inclusione ed esclusione lascia fuori i socialisti.
Hanno un bel dire Veltroni e, in parte, Berlusconi, che i cosiddetti "temi etici" devono restare fuori dalla campagna elettorale. A parte che se ci entrarono dalla porta, negli anni Settanta, non si vede perché ci debbano uscire dalla finestra oggi; e poi queste cose non le decidono le segreterie dei partiti, ma vengono direttamente dall'urgenza delle situazioni, da quel misterioso intruglio che si chiama spirito del tempo, come insegna Albert Camus nell'intestazione del blog. In una qualche misura si autoimpongono, e meno male che è così. Per questo non è pensabile ritornare all'economismo asciutto degli anni '90, del Meno Tasse Per Tutti e delle liberalizzazioni. Il Pd fa le sue scelte, ma in realtà decide di non decidere. E le cose si ingrigiscono...
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Tuesday, February 12, 2008
Campaign 2008, si accettano suggerimenti
Ho aggiunto una breve e incompleta lista di link alla colonna di destra. Oltre ai siti internet dei quattro candidati ancora in corsa - Obama, Hillary, McCain, Huckabee - c'è l'immortale blog di Christian Rocca, Camillo; il Channel 8 di Washingtonpost.com, che è una costante rassegna di political ads curata dal più fico giornale americano; la pagina dedicata alle presidenziali di Gallup, che sforna un sondaggio al giorno; On the issues, risorsa meravigliosa per capire "what do candidates stand for", praticamente su ogni tema (là, ad esempio, ho appreso che Obama è pro-choice ma antiabortista); gli O'Reilly talking points, la trasmissione quotidiana del cattivissimo opinionista conservatore su Fox News; Real Clear Politics, che raccoglie sondaggi ed exit-poll da tutta la rete, oltreché seguire l'evoluzione del numero dei delegati eccetera eccetera; i siti web di tre giornali comunque irrinunciabili, New York Times, Wall Street Journal e Washington Post. Ripeto, se qualcuno ha qualcosa di bello e buono da aggiungere, il menu è a vostra disposizione.
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Monday, February 11, 2008
Beppe Grillo ante litteram
"Contro i ladri, contro l'abietto regime, tutti stasera davanti alla Camera!
Al popolo di Parigi: Chiamati al governo nella speranza che restituissero giustizia e ordine, Frot e Daladier hanno aperto i lavori scacciando via la polizia. Hanno dato briglia sciolta all'anarchia socialista, e intendono salvare i lestofanti massoni. Nel tentativo di imporci questo abietto regime, nello sforzo di soffocare la voce dell'opinione pubblica, Daladier e Frot lanciano violente minacce contro la gente onesta. Il popolo francese reagirà a queste sfide. Di fronte al crollo del regime proclamerà i propri diritti. Dopo la chiusura delle fabbriche e degli uffici tutti si riuniranno stasera davanti alla Camera e gridando 'Abbasso i ladri!' diranno al governo e ai suoi fiancheggiatori nel parlamento che ne hanno abbastanza di questo putrido regime".
(Appello apparso sull'"Action Francaise" del 6 febbraio 1934)
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Sunday, February 10, 2008
Quasi una moratoria
Questa volta c'eravamo anche noi. C'è stata la lettera-appello di cui sotto, una buffonata antipapista che lascerà il tempo che ha trovato, con la sua ideologizzazione malata e il suo astio immotivato verso il prof. Ratzinger. Ci sono stati i nostri professori, che hanno aderito purtroppo in molti, i nostri maestri che ci hanno un po' scandalizzato e un po' deluso: le loro voci si sono unite al belato generale, e questo ci è dispiaciuto davvero.
Stavolta però ci siamo stati anche noi. Alessandra, Carlo, Stanilla, Riccardo, Michele, Enrico, Lorenzo, e anche Daniela, Elisa, Guja, Marco, Giacomo, Andrea, Pavel, e gli altri che non sono intervenuti sul blog ma con cui si è parlato e discusso. Questa specie di moratoria improvvisata, piccola ma vivace, intra nos, un po' goliardica, l'abbiamo messa su perché per una volta le cose che fanno e che dicono i nostri docenti e maestri e i loro assistenti non passassero inosservate. La loro adesione all'appello oscurantista di cui sotto comportava un'assunzione di responsabilità, perché non si firma niente senza sapere che cosa sta scritto; e come studenti, con le nostre idee diverse e plurali, gliel'abbiamo ricordato.
Tutto qui. Secondo me è già molto.
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Tuesday, February 05, 2008
No comment
Un appello greve e irrazionale contro il Papa, diffuso da un'associazione che vanta tra le proprie attività la sponsorizzazione del revisionismo sulle foibe teso a giustificare il massacro degli italiani, e altre onorevoli iniziative di ricerca, sta circolando in rete.
Tra i quasi 1500 aderenti, ecco i nomi che fanno riferimento al dipartimento di Storia di Padova:
Francesca Ambrosini, storia della repubblica di Venezia
Filippo Focardi, ricercatore storia contemporanea
Giovanni Focardi, come sopra
Maria Cristina La Rocca, storia medievale
Federico Mazzini, dottorando storia contemporanea
Michele Nani, storia contemporanea
Elisabetta Novello, storia economica
Stefano Petrungaro, storia contemporanea
Giorgio Roverato, storia economica
Simona Troilo, storia contemporanea
Alfredo Viggiano, storia moderna
Marco Zambon, storia del cristianesimo
E' una stilettata al cuore.
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We are one people
"La sinistra americana dalla diversity alla unity": link ad un'ottima analisi su Barack Obama del prof. Anthony Marasco. Uno che di America se ne intende davvero (altro che Ennio Caretto).
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Monday, February 04, 2008
Aspettiamo senza avere paura... domani
Me-ra-vi-glio-sa intervista di Lucio Dalla ad Antonello Piroso, su "Niente di personale", La7.
"Se fossi un ottimista sarei un cretino completo e se fossi pessimista sarei peggio. La situazione non è tanto difficile come lo è stata in passato, semmai è assemblata di molti fatti che possono rabbuiarci e rallegrarci. Se vogliamo vedere la patologia del mondo di cui facciamo parte ci mettiamo un minuto. E' veramente patologia pura. Nello stesso tempo, io trovo affascinante questo stato di cose. Credo che ci sia una mutazione in corso, e questo dà l'idea della vitalità del mondo che ci circonda".
"Non c'è nessuna contraddizione nell'essere di sinistra ed avere fede. Io sono uno che crede. Non che sia un credulone, ma credo che ci siano tante cose che non vediamo e che ci sono sempre. Tra queste, è precisa la sensazione di un Dio, dentro. Sono convinto che non siamo qua per caso: nasciamo perché abbiamo qualcosa da fare, perché abbiamo la possibilità di inventare. Io sono stato un cattocomunista, ed è stato un grande momento delle possibilità reattive che un uomo ha attraverso il proprio lavoro".
"Come fa uno di sinistra ad essere vicino a Dio? Attraverso il lavoro. Quando lavori non sei da solo ma fai parte di una grande anima".
Ecco, un Pd con tanti Luci Dalla può contare anche sul mio voto.
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Usa 2008, aggiornamento blog
Domani è il super Tuesday e mancheranno solo otto mesi alle presidenziali americane, che sono un po' le elezioni di tutti noi - destra e sinistra, capezzoniani, cisnettiani, foglianti, veltroniani, interisti, juventini, jazzisti e rocchettari. Time to wake up! Come già fatto con Sarko 2007, cercherò di mettere una mini-lista di link vari ed eventuali. Si accettano consigli che non siano gop.com, dnc.org e gallup. Thanks!
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Tu mi conosci? Io no
Carlo me l'ha attaccata, come spesso fa Carlo, del resto. Così ecco a voi il primo test sulla personalità che ha come oggetto... me.
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Sunday, February 03, 2008
La Spagna ferma al suo Novecento
La Spagna è sul limitare degli anni Sessanta. Ha vissuto anni di crescita spensierata e di edonismo prima sconosciuto, si è sbottonata la camicetta come le nostre mamme quando ballavano il geghegè. Mentre il resto dell’Occidente viveva il trauma e il lutto dell’11 settembre, e si addentrava nella nostra nuova era pieno di angoscia e disillusione, la Spagna, pur toccata dagli eventi sanguinosi del marzo 2004, viveva la sua solitaria modernizzazione effimera e sfrontata, il suo boom dei consumi e dei costumi. Le città spagnole sono la meta preferita di chi vuole più o meno inconsciamente trovare lo spirito che da noi aleggiava quarant’anni fa, fluido e molleggiato.
Dice Miguel, amico di Burgos conosciuto a Boston: “la Chiesa in Spagna è così old-fashioned, ci parla ancora dell’inferno e del paradiso…”. Già, che senso hanno queste barbose preoccupazioni ultraterrene quando la vita terrena è così luccicante e attraente, quando si guadagna il doppio di dieci anni fa e ogni libertà del singolo è concepita in senso assoluto... spavaldamente, almodovarianamente?
Ma le nubi si addensano anche sul destino spagnolo, spiace dirlo ma è così, già le previsioni di crescita economica lasciano intendere che il miracolo iberico prima o poi finirà, e anche in Spagna ritroveremo sussulti e paure che attraversano il resto d’Europa e del mondo. Tempi belli e cupi, i nostri: da questo punto di vista l’Italia ne è molto più consapevole, e paradossalmente più all’avanguardia.
La Spagna invece, ancora una volta, come sempre nella sua storia – e particolarmente nel Novecento – segue vicende separate dal resto d’Europa, del mondo; in fondo, è il suo solito ritardo, che dura da cinquecento anni, dai tempi di Felipe Segundo e di quella strana scelta un po’ mistica e un po’ provinciale di richiudersi su Madrid, di voltare le spalle al mondo. Questa Spagna culturalmente autarchica, e un po’ stupida, prima o poi si sveglierà, e forse allora comincerà a raccontarci qualcosa di interessante.
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Saturday, February 02, 2008
Era un guelfo ruggente
Link alla pagina di Wikipedia dedicata a Ugolino Cavalcabò, signore di Cremona. L'eponimo della mia nuova via era uno schietto e vivace guelfo lombardo, promotore di una lega antighibellina. Visse negli anni incerti e tormentati a cavallo tra Tre e Quattrocento. Morì infilzato da un avversario durante un banchetto. Davvero niente male.
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Friday, February 01, 2008
Lettere laterane, l'epilogo
Cronaca della ricerca del mio buco in Roma/3
dal vostro corrispondente in Intercity plus
Ieri sera ho lasciato la caparra per la stanza. 150 euro. Cinquanta li avevo dimenticati nel cabinotto del bancomat, e sono dovuto correre indietro a prenderli: erano ancora lì, appoggiati accanto alla tastiera numerica dove si compone il Pin. Miracoli della notte romana, perché alle nove e un quarto sono tutti a cena, e in venti minuti nessuno era passato. Il mio nuovo indirizzo è Via Cavalcabò 20, scala B, quarto piano, prima porta a destra usciti dall’ascensore: una casetta piccola così, il coinquilino silenzioso, l’altro ancora da scegliere, un quarto che non c’è mai, lavora per mesi a Milano. La camera è più grande del mio cubicolo cortinese e più piccola del salone padovano. E’ tutto medio: dimensioni, posizione (a due passi da Largo Preneste, quindici minuti dalla Sapienza), prezzo (410 più spese, ma sono poche).
Avevo cominciato pimpante e curioso, e come sempre accade quando si cerca casa, sono finito spompato e un po’ disperato. Nel mentre, ho conosciuto una commessa calabrese che lavora in un negozio di scarpe eleganti a due passi dalla Camera, che affittava non lontano da dove poi ho trovato, e che con tutta la solare genuinità della provincia quando ero andato a vedere la sua casa mi aveva pure offerto di restare a cena; una storica fotografa di Allenza Nazionale del tutto sdentata che ha cinquantasette anni ma ne dimostra settantacinque, e che vive come una barbona a Rebibbia; una deliziosa scemetta che studia moda alla Sapienza, tutta ciglia e fard, che quando ha visto che per non perdere il posto in coda ho implorato la tipa allo sportello “aspetti, aspetti, io vengo da Padova”, ha subito aggiunto sfacciata “aspetti aspetti anche me la prego, io vengo da Ischia!”
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Monday, January 28, 2008
Östalgie
Rovistando su Youtube ho trovato questo video. E' l'inno della FDJ, l'organizzazione della gioventù della DDR, meraviglioso kitsch anni Ottanta (dall'altra parte del muro però), corredato da manifesti d'annata, carri armati rumeni, bulgari, polacchi, biondissimi militanti con la camicia e il fazzoletto da Giovane Pioniere, e, udite udite, persino una splendida Trabant che si muove al ritmo della musica. Roba da maniaci. Da fare impallidire grandi collezionisti di vecchiume alla Stefano Di Michele.
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Sunday, January 27, 2008
Effetto Veltroni-Bettini

Forse la volontà riformista della sinistra italiana è più forte di come viene rappresentata. Non male!
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Tuesday, January 22, 2008
Lettere laterane, il seguito
Cronaca della ricerca del mio buco in Roma/2
dal vostro corrispondente in zona San Giovanni
Avete presente quell'umanità disgraziata che prima o poi va a finire su Chi l'ha visto, quegli individui grigi e anonimi che compaiono e scompaiono nelle grandi periferie urbane, figure disperse, ombre senza nome, insomma, avete presente? Alle otto di questa sera ero in mezzo agli svincoli della Cristoforo Colombo, dove il viale incrocia via Marco Polo, e mi sono sentito uno di loro. Ma solo un attimo. Quando ho visto scomparire il marciapiedi nella boscaglia e al telefono Domenico mi ha detto che "forse si era sbagliato" e che mi veniva a prendere in macchina, gli ho risposto che, no, grazie, va bene così. E me ne sono tornato a casa.
Così si è chiusa un'altra giornata di intensa ricerca. Era cominciata benino, in una traversa dell'Appia all'altezza della metro Furio Camillo. Zona carina e vivace, palazzo antico quel tanto da avere muri costruiti ancora come si deve, cioè larghi e freschi, e soprattutto mi viene ad aprire Tiziana, siciliana trapiantata nelle Marche e poi ritrapiantata a Roma, bella e cortese. Subito però vengono fuori le pecche: casa minuscola, coinquiline gentili ma pedanti, fissate con le pulizie, e poi un bagno solo per tre, ma chi mai lo vedrà in un appartamento con tutte donne? Quando mi accompagnano alla porta sono già riuscite a farmi promettere che monterò la tenda della doccia, "perché sai, tu sei un uomo, e allora". Ciaaooo!
Il secondo è stato l'aborto del giorno, uno stanzino impregnato di fumo in un microappartamento di 50 mq da condividere con altre quattro persone. "Ma c'è un solo bagno?" "Sì vabbè", mi fa il proprietario, "ma tanto loro fanno i camerieri e quindi la mattina dormono...". Raccolgo le energie e vado in direzione Nomentana - XXI aprile.
Qui c'è stato un incontro buffo. Giro un po' il quartiere che è uno schianto, una collina verde ed elegante affacciata su zona Bologna, in mezzo a parchi e giardini di proprietà di enti ecclesiastici vari e a ville piccole e grandi. Il palazzo in questione è ovviamente nello standard della zona ma ha un che di dimenticato e un po' muffito, e la casa che mi mostrano conferma e raddoppia l'impressione. Dentro c'è una donna sola, un'anziana. E' vedova e la casa è rimasta probabilmente come suo marito l'ha lasciata: tende, foto incorniciate, pareti stipate di quadri di paesaggi che non distinguerei per la banalità del soggetto e dell'esecuzione da quelli appesi nel salotto di mia nonna, o in infiniti altri salotti italiani. La signora cerca compagnia, e ha quella cortesia un po' prolissa figlia della solitudine, la stessa che la rende subito arrendevole nella trattativa, a patto che tu le porti un po' di gioventù. Infatti: "quanto mi può dare per il riscaldamento? Perché io c'ho una bolletta da 280 euro al mese, sa...". Le spiego del mio budget limitato. "Ah, non più di trenta euro dice? E vabbè, mi dia trenta...". Nel colloquio la donna è assistita dalla nipote, una venticinquenne con un'aria da porca un po' volgare, tutta strippata com'è nella maglietta nera aderente, i capelli scuri e le lentiggini sul viso carnoso. "Guarda, i soldi non sono un problema", taglia corto, "è che noi cerchiamo una persona seria". "Ah sì, quelle due studentesse che mi hanno portato la gente in casa le ho mandate via dopo un mese", fa la signora. La casa oltre ai quadri è un diluvio di santi e santini e madonne, quella religiosità pedante e un po' vuota degli anni sessanta, più da vecchia Dc che da aristocrazia papalina. E' con questa premessa che si spiega il seguito: "perché io sa c'ho una certa reputazione qua nel condominio, e ci tengo a mantenerla, quindi lei non può portare la sua ragazza, se ce l'ha. Cioè, se deve venire il pomeriggio, va bene, ci prendiamo un caffè qua in sala tutti insieme, ma niente visite serali". Io guardo la nipote zozzona che tra l'altro abita nello stesso palazzo e penso a quello che fa lei coi suoi ospiti del pomeriggio e della sera. Altro che prendere il caffè.
Se questo tocco surreale non bastasse, tuttavia, ecco due valide ragioni per salutare la signora e non tornare più, pur con tutta la pena che mi fa: primo, la stanzetta dove dovrei stare io, riempita com'è di mobili vecchi e pesanti, un po' borghesi e un po' da convento, consumati come sono, comunque inamovibili; secondo, un bagnetto carino e ordinato ma da condividere con la vecchia. E questo è un po' troppo.
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Lettere laterane
Cronaca della ricerca del mio buco in Roma / 1
dal vostro corrispondente temporaneamente ospitato in zona San Giovanni
Prima stanza: via del Portonaccio, dietro la Tiburtina, in una casetta stretta stretta nello stesso palazzo del mio amico Renato. Ci abitano già un ragazzo e una ragazza, che stanno insieme. E questo basterebbe e avanzerebbe per declinare gentilmente. Comunque ci vado lo stesso, non si sa mai. Antonio mi viene ad aprire, mi mostra la camera dove ora sta accampato uno "un po' incasinato". Dimensioni accettabili, la spoglio mentalmente e la rivesto coi mobili nuovi Ikea che mi promettono di metterci dentro. Ma non va bene lo stesso: prezzo 420 più spese, cioè almeno 450. Decisamente troppo per Casalbertone.
Poi uno stanzone in via Principe Amedeo, giusto dietro la stazione, una zona "multiculturale" mi avevano avvertito. Quando dicono "divertente" e "multiculturale" bisognerebbe escluderla in partenza. Ma a cinque minuti dall'ingresso di Termini... E poi sono 390 tutto incluso.Mi apre un grassone sudato, un casertano in t-shirt e calzoni di felpa. E' di fretta, ha avuto molte richieste: "questo pomeriggio vedo altri due e se mi danno la caparra la affitto a loro". La casa è piena di foto di famiglia e cimeli e cumuli di riviste, doveva essere la residenza principale dei proprietari, una volta. Apre la porta della stanza: nella penombra vedo l'inquilino attuale che dorme nel suo letto. L'odore mi ricorda quello delle camere d'ostello di Boston. Anche stavolta la promessa è di cambiare tutti i mobili, ma il ciccione dà poco affidamento, e poi fuori è un vero suk. Niente da fare.
Terza offerta: bella e algida. E ovviamente carissima. Il proprietario è avvocato e avvocato è pure suo figlio, che diventerebbe il mio coinquilino. Mi mostra una camera grande e luminosa, balconcino, appena ridipinta, tutta vuota. Ci metterà i mobili, li deve comprare. Cucina nuovissima, lavatrice e frigo grande abbastanza da contenere le mie intenzioni gastronomiche. Bagno nuovo pure lui, c'è da chiederlo? Prezzo: 450 euro. Più spese 50. Per stare oltre la Tiburtina. La mia lista si accorcia.
Infine, a metà pomeriggio, l'immancabile tugurio, la proposta del tutto fuori mercato, l'antro inabitabile. Ci voleva. Mi danno l'appuntamento per le 15 ma arrivano alle 15.30, per mezz'ora aspetto fuori, con quello che dovrebbe essere un mio contendente nella scelta, un simpatico emiliano sceso per fare un master. La stanza apparentemente si trova dentro una minuscola casetta a un piano quasi senza finestre, quelle costruzioni sorte dal nulla che di solito stanno nelle intercapedini urbane, a contorno dei grandi parcheggi, o di fianco alle stazioni, con i negozietti di braccialettini gestiti dai cinesi e così via. Davanti a noi c'è la muraglia del Verano e il viale della Tiburtina dove sfrecciano le macchine a ogni ora. Nei cinquecento metri percorsi per arrivare all'indirizzo non ho trovato niente, non un bar, una farmacia, un supermercato, un fiorista, un chiosco, nulla, solo una rivendita di motociclette. Poi ci mostrano la camera. Si sale una stretta scala ricoperta di calcinacci, ed ecco, un corridoio buio e puzzolente con le mutande stese ad asciugare (almeno le lavano), e poi la stanza, un buco osceno, lurido, con una bandiera dell'Italia (almeno quella) a coprire un'intera parete... e a terra una specie di materasso. Un fantasma si aggira nel corridoio, non lo guardo nemmeno. Mi chiedono se voglio vedere la cucina, "mi basta così", faccio io, grazie e arrivederci.
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Saturday, January 19, 2008
Verso Roma
Il treno scivola rapido e silenzioso nei campi deserti. Siamo appena passati sopra un ponte di ferro, sotto scorreva un grande fiume, il Po penso, e nella nebbia le acque sembravano argento liquido. Sto scendendo a Roma, domani alle 12 sarò a San Pietro, porterò la mia umanità dolente di tosse e bronchite a cospetto di Papa Benedetto e della sua predicazione sapiente e gentile, come testimonianza di una ferita che noi cristiani vorremmo rimarginata presto, di un affetto speciale. E' un pellegrinaggio del XXI secolo. La Provvidenza ci chiama a Roma.
Speriamo mi aiuti a trovare anche una stanza.
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Wednesday, January 16, 2008
Welrik risponde
"Chi vi scrive non è credente. Non ne è fiero nè lo sventola ai quattro venti. E' una scelta di vita, e come tale rimane. In un paese civile è inaccettabile che questo ci divida in amici e nemici. (...) Un laico come me, convinto che l'illuminismo sia ciò che ci differenzia dalla cultura del burqa e delle lapidazioni, non poteva non rispondere dissociandosi da quegli invasati".
Ottimo il post di Welrik di oggi. Lo cito volentieri. Il vero problema è che la sinistra ragionevole e avanzata di quelli come lui stenta a farsi sentire, a imporre il suo metodo autenticamente laico. Intanto però fa piacere sentirla.
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Perché l'Italia non diventi la Spagna
Riassunto telegrafico delle ultime ore: dopo la lettera dei 67 professori e le proteste di alcuni studenti in università, ieri verso le 17 il Vaticano conferma: "opportuno soprassedere", la visita non si fa. Pochi minuti fa, il cardinale Ruini diffonde un appello: "tutti in Piazza San Pietro domenica prossima", per sostenere il Papa.
Probabilmente domenica ci sarò anch'io (tracheite permettendo). Ma tutto questo non va bene.
La cifra della diversità italiana, la sua fondamentale unicità nel panorama della chiese europee, è stata la presenza costante nella sua storia di un cattolicesimo insieme forte e dolce, diffuso e aperto, la fusione evangelica di questo pensiero col pensiero laico, la sua impossibile estromissione dal panorama culturale del Paese. Questo è ciò che ci distingue dalle aspre battaglie - molto identitarie, poco religiose - combattute in Spagna o in Polonia tra conservatori devoti e sinistre ciecamente laiciste; o dalla situazione sconfortante del cattolicesimo francese, dove la maggioranza dei credenti ha assunto per paura una posizione remissiva e subordinata ai dettami della Dea Ragione rivoluzionaria (mentre una esigua minoranza insegue l'estremismo cupo dei Maurras e poi dei LeFebvre). Non parlo poi del deserto di fede creatosi nelle nazioni protestanti.
Questa è stata la nostra differenza irrinunciabile e magnifica rispetto alle drammatiche fratture prodottesi nel resto d'Europa: da noi cattolici e laici, cattolici e liberali, cattolici e comunisti persino, hanno camminato mano nella mano per decenni, e questa forma compromissoria, con tutti i suoi difetti infiniti, ha però permesso che un vero scambio non venisse mai meno, e che i semi della fede permeassero il nostro tessuto umano e civile. Soprattutto, che dei veri credenti con le loro vere testimonianze portassero la propria esperienza anche all'interno della sinistra: e non penso solo a Moro o a La Pira ma anche alla tanto vituperata Binetti.
Il risultato? In Spagna possono anche andare in piazza due o tre milioni di credenti a gridare che "la famiglia, sì, importa", ma poi Zapatero la sua legislazione arrogante e violenta la porta avanti comunque. In Italia no (finora). In Italia si discute di come arginare la tragedia dell'aborto, in Spagna il fatto religioso è ridotto a una questioncella di costume. Se oggi il "modello italiano" è in pericolo, però, c'è un solo responsabile. Esso è quel "fronte laico" che con tutta la sua ignoranza e il suo bigottismo chiude le porte in faccia al Professor Ratzinger venuto a spiegare, a chiarire, a portare la luce.
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Monday, January 14, 2008
La fine dell'illuminismo
La lettera scritta da alcuni professori della Sapienza al rettore Guarini per chiedere che Ratzinger non venga ammesso a parlare in università non deve stupire. Da tempo, da decenni intendo, si assiste ad una curiosa inversione di marcia delle forze scaturite dalla Rivoluzione e dai Lumi.
Le parti si sono scambiate i ruoli: la Chiesa sfida le conquiste del pensiero, propone con le encicliche di un Papa professore la ricerca appassionata della verità, si fa interprete del presente, insomma fa cultura; Ratzinger discute con Flores D'Arcais su Micromega, il cardinale Scola dibatte di fede e vita oltre la morte con Eugenio Scalfari, Fisichella incontra Oriana Fallaci per ascoltare la voce di una laica controcorrente.
Per converso, il fronte laico si è immiserito e prosciugato: tanti tra coloro che ne avevano disegnato la sagoma variopinta e plurale negli ultimi cinquant'anni ora hanno fatto armi e bagagli e si sono spostati su altri lidi - oppure impassibili continuano a ripetere le stesse cose, in una cantilena monotona e fuori tempo massimo (penso a Pannella e ai radicali). La laicità intanto non è più un atteggiamento da tenere, un metodo, una condotta; è un dogma.
Questo blog è nato con l'intento di raccontare i tempi nuovi in cui siamo entrati. Anche questo è un clamoroso segno dei tempi. La fine dell'illuminismo è sotto i nostri occhi. Coloro che se ne proclamano eredi ne tradiscono la promessa iniziale, quella appunto di "fare luce" contro ignoranza e superstizione, oscurantismi, divieti, cecità. Sanno che la voce di un Professore che parla all'uomo, a tutti noi, è pericolosa per quello che dice. E vorrebbero impedire che questo si verifichi.
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Sunday, January 13, 2008
Eccoli!
Artisti, artigiani, mercanti, inventori, studenti, studiosi, occupati, disoccupati. Piloti, disegnatori, scrittori, attori, calciatori, giornalisti, dipendenti, indipendenti. Sicuri, dubbiosi, fragili, orgogliosi, creativi, originali, belli, brutti, buoni, cattivi. Strani. Eccoli!
Sono i giovani che prenderanno parte allo speciale di Canale Italia dedicato a loro. Martedì 15 gennaio, dalle 6 alle 8 del mattino, nel contenitore di attualità e informazione Notizie Oggi, condotto da Luigi Bacialli.
Francesco Chiamulera, Damiano Fusaro, Camilla Rubbini, Ludovica Rubbini, Matteo Villanova, Sara Zardini, Pavel Zelinsky. Sette giovani alle soglie del Ventunesimo secolo. Sette storie piccole e grandi di come si sopravvive (e si cresce) in questa nostra epoca bella e incerta.
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Friday, January 11, 2008
Oggi sul Foglio

Orwell Pro Life
Al direttore - Se ce ne fosse bisogno, ecco la testimonianza di un altro grande laico convinto antiabortista: George Orwell. “Il suo bambino gli era parso reale dal momento in cui Rosemary aveva parlato di aborto. Ma qui, sotto gli occhi, aveva il processo vero e proprio dell’accadimento. Eccola là, la creaturina mostruosa, non più grossa di un grano di ribes, ch’egli aveva creato col suo atto imprudente. Il suo avvenire, forse la continuazione della sua esistenza, dipendevano da lui. E poi, era un frammento di Gordon Comstock, era Gordon Comstock. Chi poteva osare di scansare una responsabilità cosi grande?”. Così parla, con semplice ragionevolezza, il suo personaggio in “Fiorirà l’aspidistra”: un inno alla vita, alla tenacia della vita, nel pieno dello squallore novecentesco. All’opinione di Orwell aggiungo, umilmente, anche la mia. Complimenti e avanti così.
Francesco Chiamulera
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Thursday, December 27, 2007
La fede di Dalla
Accenti quasi fondamentalisti (nel senso che si rifà ai fondamenti, quelli della fede), nell'intervista di Lucio Dalla alla rivista online Petrus (che non è Petraeus, il generale americano).
"Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere un grande e fine intellettuale. Qualche ‘bello spirito’ vuol farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l’insulto. Il Papa afferma, saggiamente, che fede e ragione devono e possono essere amiche e che non sono affatto categorie contrapposte. Io la penso come lui".
Vedi l'intervista completa.
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Sunday, December 16, 2007
Queste giornate
... mi scorrono addosso con noia e fastidio. Sono stanco, a corto di idee, a corto di emozioni vivificanti, di pensieri che vadano al di là della meccanica programmazione del prossimo pasto. Capisco che sono in crisi quando presto troppa attenzione a quello che mangerò per cena, quando la dispensa diventa il centro delle mie preoccupazioni. Un anno fa si consumava un innamoramento intenso e fulmineo, bruciava nel buio della notte americana. Oggi l'amore sembro essermi dimenticato che cosa sia, questa tragedia che mi è capitata addosso è stata come un soffio di vento secco che brucia tutto. Mi affanno a riempire il futuro prossimo di cose e cosette, programmi, mestieri: impegni, articoli, libri, corsi, spostamenti. Ma sono appunto inezie, suppellettili dello spirito.
Dentro, questa desolazione... questo lungo inverno.
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Tuesday, December 04, 2007
La fede di D'Alema
"Non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede". Così il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Che dice no al matrimonio omosessuale "per non offendere il sentimento religioso degli Italiani". Lentamente ma inesorabilmente, ecco l'outing spirituale di tanti nostri uomini politici della sinistra.
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Monday, November 26, 2007
La fede di Blair
"In Gran Bretagna se parli di fede religiosa la gente ti prende per pazzo". A parlare è Tony Blair, ex primo ministro inglese. Da tempo si attende l'annuncio ufficiale della sua conversione al cattolicesimo (per Pasqua, forse); ora però Blair afferma una cosa ulteriore e sacrosanta sul laicismo aggressivo che il "modello inglese" esporta in Occidente. Lontana mille miglia dalla laicità americana - neutrale rispetto a quale opzione religiosa il singolo intraprende ma fiduciosa e rispettosa verso l'esperienza religiosa in sé - la laicità europea nel nostro tempo si pone in contrasto con la religione, desidera espellerla dal campo delle scelte praticabili. Dio non c'è, e se c'è non entri nell'azione umana. Ha ragione Giulio Tremonti: questa è la Londra edonista e disincantata del XXI secolo, e le braccia spalancate disegnate dal colonnato di San Pietro ci dicono qualcosa di diverso e più bello.
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Saturday, November 24, 2007
Ogni maledetta domenica
Mattinieri di tutto il mondo unitevi! Domani, domenica 25 novembre, a partire dalle 6.45 sarò ospite della trasmissione Notizie Oggi, su Canale Italia, condotta da Luigi Bacialli. Per chi la domenica mattina a un orario così infame rifiuta la banalità del dormire nel proprio lettuccio, per chi pensa che alle 6.45 c'è spazio per la riflessione e l'approfondimento, per chi volesse semplicemente constatare l'entità delle mie occhiaie violacee, beh, sono qua.
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Friday, November 23, 2007
Premonizioni
Pagine, estratti dal mio diario personale. La notizia della malattia di mio padre ci è stata comunicata il 12 settembre...
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6 luglio - sera
Sento salire una profonda tristezza, una melanconia, la sensazione che sia tutto così superficiale e vacuo.
Questa sera è così triste.
16 luglio – mattina
Sogno. Sto mangiando una mela, ma ad un tratto mi accorgo che ha un buco che la attraversa da una parte all’altra. Allora la taglio a metà lungo il buco, e capisco che c’è stato un verme, che ha lasciato delle scanalature ravvicinate lungo tutto il suo passaggio.
18 luglio – notte
Ho camminato sotto il sole di un pomeriggio caldissimo e sono veramente fuso. (...) Vado a letto anche stasera un po’ inquieto. Ci sarà tempo e occasione di sbrogliare ancora la matassa. Notte…
29 agosto – mattina
Sogno. Sono in una grande città e devo andare al comitato elettorale di Sarkozy, forse perché ci lavoro non ricordo. Sono in macchina con papà. Scendo un attimo mentre lui va a parcheggiare. Dopo pochi minuti mi vengono a dire che lui ha fatto un incidente: corro da lui, sta morendo, gli si sono bucati i polmoni e gli è anche successo qualcos’altro che non ricordo.
5 settembre - pomeriggio
Sono come sospeso… Ci sarà ancora tanto da fare, nel mio futuro, ci saranno goffaggini e cadute e risalite.
Sarà dura. So che sarà così ma penso di avere la forza e la volontà di farcela. Io non mi sono mai rassegnato allo squallore e al male.
7 settembre - sera
Da ieri mi tiro dietro questa struggente malinconia. Ho fatto le cose che dovevo fare – esame, spesa, biblioteca questo pomeriggio – tutto bene, e tutto con addosso come un senso impalpabile di autunno, di smarrimento… Ho pensato fosse per quella cosetta con Andrea, ma è una scusa da quattro soldi, perché anche se con lui ci può essere qualche fastidio si tratta appunto di cose di poco conto (...). C’è qualcosa di più e diverso e per ora non capisco che cos’è.
9 settembre - sera tardi
(...) Volevo staccare così, e invece sento di avere ancora qualcosa da scrivere. C’è un peso intrappolato dentro di me di cui fatico a liberarmi, una rivelazione, uno scoppio che non si palesa. E’ vero, ma che cos’è?
11-set – pomeriggio
(...) Sono molto stanco, e dolorante. Digerisco male e sento come una febbre che mi vuole salire su ma che finché non avrò concluso il mio lavoretto non può farlo. Dopo, molto probabilmente, mi ammalerò.
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Wednesday, November 21, 2007
Rupture all'italiana
Come dovremo chiamarci d'ora in poi? Libertisti? Populisti? Popularliberisti? Su www.forzaitalia.it è già cominciato il referendum sul nome del nuovo partito di tutti noi che più semplicemente ci siamo sempre chiamati berlusconiani. Anche e soprattutto ora che il Cavaliere ha rotto gli indugi e sembra volersi disfare delle solite figure mediocri e ambiziose che gli stanno intorno, dei loro tatticismi senza strategie, delle loro manovrine senza cuore e senza cervello (svelate con amara esattezza dall'ultimo libro di Alessandro Giuli, Il passo delle oche).
Il percorso simmetrico della destra e della sinistra italiane, in questo frangente un po' surreale, porta entrambe a confrontarsi con il proprio lato conservatore e inconcludente, e a misurarsi con la possibilità che i due opposti riformismi possano andare avanti da soli, ciascuno sulle proprie gambe, senza (troppe) zavorre comuniste e democristiane.
Non so quanto questo bel sogno potrà avverarsi davvero: in fondo siamo in Italia, il paese bello e stupido dove tutto alla fine non cambia mai. Intanto però noi berlusconiani ci gasiamo ancora una volta per l'ennesima avventura del nostro profeta laico, e il suo strano Partito o Popolo della Libertà, tra i Brunetta e le Brambilla, i Sacconi e le Prestigiacomo: insomma, nani e ballerine, o, più propriamente, geni e puttane.
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Monday, October 29, 2007
Il dopo-voto. E adesso?
I cortinesi hanno scelto: è un sì. Ma a che cosa?
Domattina, dalle 6.45 alle 8, sarò ospite della trasmissione di Canale Italia Notizie Oggi, condotta da Luigi Bacialli, per fare il punto della situazione dopo il voto referendario che ha visto prevalere con grande nettezza la volontà di congiungersi alla provincia di Bolzano. Per gli eroi che si alzano così presto - per studiare, per lavorare, per guadagnarsi il pane insomma - ci vediamo domani.
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Sunday, October 28, 2007
Cultura e identità: domande impellenti, risposte ambigue

A Cortina d’Ampezzo in occasione di un referendum ci si interroga sulla propria “identità” ladina, in Germania si attenua una condanna per stupro in nome della “cultura” tradizionale sarda.
Su Agenda Liberale, rivista del Centro Einaudi, è online un mio intervento sul tema.
Clicca qui
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Friday, October 26, 2007
Federalismo e identità: a Cortina referendum su un equivoco
Si vota domenica a Cortina, si vota a favore o contro l'Alto Adige. I cittadini cortinesi e i loro colleghi di Colle Santa Lucia e Livinallongo dovranno esprimersi su quello che in realtà è un grande equivoco. E' per i soldi o per l'identità che si va a votare? Ci si esprime sulla necessità di avere le stesse agevolazioni economiche del Sudtirolo o sull'affiliazione "etnica", cioè di sangue (parole testuali dei promotori del referendum) con i "cugini" della provincia di Bolzano?
Su questa ambiguità di fondo si è giocata la campagna grintosa e martellante del comitato del sì: votate perché siete, siamo ladini; oppure, se così non fosse, votate comunque, per "lanciare un segnale". In questo modo si spera di portare a votare anche chi ladino non lo è affatto, ma è stufo di una legislazione punitiva e poco vantaggiosa per Cortina e i comuni montani della provincia di Belluno.
Ma non è con le secessioni disinvolte e menefreghiste, né tantomeno con le semplificazioni e le generalizzazioni identitarie, che si costruisce il futuro di una piccola comunità che ha avuto il merito grandissimo di mantenersi tutto sommato unita e armoniosa lungo le vicende della storia recente. Armonia e unità che sono scomparse in questi mesi a Cortina, sostituite da un brutto senso di intimidazione e di sospetto: scritte che compaiono sui muri, parole minacciose, e di nuovo quel senso di vergogna, da parte di coloro che voteranno no, quel voto celato e non confesso, da portare nella tasca della giacca e da depositare in fretta nel segreto dell'urna.
Io che sono cittadino cortinese ma a Cortina sto solo per brevi periodi dell'anno, non ho alcun pudore referendario: voto e faccio votare no. Dico una cosa che di questi tempi è scandalosa: mi sento cortinese, veneto e italiano. Tutte e tre queste cose insieme. Probabilmente ci sono tanti altri che la pensano come me. Sperando che ancora una volta la dea delle elezioni ci grazi con la proverbiale maggioranza silenziosa.
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Thursday, October 25, 2007
Un po' di round-up sulle primarie americane
1) Negli USA va molto di moda in questi tempi il dibattito sulla "spilla-bandiera". Cioè la spilletta da tenere ben in evidenza sul petto con il vessillo americano stilizzato. Chi la porta e chi no: Barack Obama (candidato alle primarie democratiche), ad esempio, ultimamente non ce l'ha più. Il 17 ottobre, al Jay Leno Show, ha dichiarato: "l'ho portata a lungo dopo gli attentati dell'11 settembre, poi quando l'ho persa non l'ho più sostituita". Scusante: "molti politici la indossano ma poi si comportano in modo anti-patriottico".
2) La settimana scorsa il governatore nero e democratico del Massachusetts, Deval Patrick (la cui trionfale elezione nell'autunno '06 era stata seguita su questo blog), ha reso esplicito il suo appoggio per Barack Obama. E' al tempo stesso una mossa prevedibile e rivoluzionaria. Prevedibile perché il giovane e nero (per quanto non afroamerican, ma soltanto afro) Obama è il candidato più naturalmente vicino a Patrick; rivoluzionaria perché nel gioco delle correnti della sinistra americana ci si sarebbe aspettati che dal Massachusetts bianco, atlantico ed elitario venisse un netto supporto a Hillary. E invece.
3) E' noto: nella difficile situazione dei Repubblicani in vista delle elezioni del 2008, c'è grande incertezza tra i christian conservatives americani su quale sia il "loro" candidato alle prossime presidenziali. Rudy Giuliani? Troppo liberal. Sam Brownback? Mike Huckabee? Troppo ininfluenti. Mitt Romney? Troppo banderuola. Così nella destra religiosa c'è chi pensa di correre da soli, con un proprio candidato. La proposta è emersa durante un incontro dei conservatori a Salt Lake City. "Errore fatale", risponde Huckabee: "così favorite Hillary, anzi, le garantite l'elezione". Che è peggio.
4) La senatrice democratica del Missouri Claire McCaskill, quella che si era resa nota sempre nell'autunno scorso per le posizioni di grande apertura sulla ricerca sulle staminali (ricordate lo spot elettorale di Michael J. Fox?), adesso punta sugli scandali nella capitale, Washington D.C.. Oggetto del contendere sono i line-standers, cioè privati cittadini pagati dai lobbisti per mettersi in coda. Cioè: siccome ottenere un posto in prima fila nelle aule dove si svolgono i dibattimenti che coinvolgono gli enormi interessi delle lobby è considerato prioritario, ma siccome stare in coda tra le 10 e le 20 ore è davvero un po' troppo, i lobbisti hanno preso l'abitudine di pagare qualcuno (circa 10 $ all'ora a quanto pare) per tenere loro il posto. Ma per la senatrice McCaskill questo è troppo, è offensivo e ingiusto. Tutti siamo uguali davanti alla legge: quindi anche i lobbisti devono mettersi in coda di persona. I più avveduti dicono però che il provvedimento della McCaskill non passerà mai...
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Monday, October 22, 2007
Napolitano sempre peggio
Sembrava niente male, a febbraio scorso, l'inizio di settennato di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica aveva usato parole decise sull'antisemitismo moderno travestito da antisionismo, in occasione della giornata della memoria, e poi il 10 febbraio quelle parole sacrosante, in bocca a un post-comunista, sulle foibe e le responsabilità slave. Poi però ha preso una brutta piega, specialmente questo autunno: un Napolitano sempre più bacchettone e pedante (soprattutto su vicende di pochissima importanza, vedi il caso Storace), e poi sorprendentemente debole, quasi connivente, con le trombe idiote dell'antipolitica e i vari vaffanculo nichilisti e - quelli sì - antiistituzionali. Ora arriva la strizzatina d'occhio ai magistrati militanti: "preoccupato" sul caso De Magistris, Napolitano fa sapere che "vigila" sull'autonomia della giustizia.
Si aggira lo spettro di Scalfaro, uomo di destra DC quanto Napolitano è di destra PCI. Sono lontani i tempi della retorica fanfarona ma innocua di Ciampi. Insomma aveva ragione chi, un anno e mezzo fa, chiedeva a gran voce l'elezione di Massimo D'Alema.
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Saturday, October 20, 2007
Dal vostro corrispondente in Nordest
Roma: - L'hai poi trovato quell'outlet che cercavi?
Padova: -Sì ma non era un outlet, ma un magazzino per Veneto opulento con roba stupenda a prezzi altissimi. Cose che succedono solo qua
R. - Meraviglia. Come si chiama? Chiederò a Camilla
P. - Sorelle Ramonda, è una catena. Quella dove ero io sta a Montecchio tra Verona e Vicenza. Distretto delle cuoierie
R. - Immagino donne in spider che guidano sicure su quelle strade...
P. - Più o meno
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Thursday, October 18, 2007
Tre riflessioni sul Pd
1) L'istituto ISPO di Renato Manheimer (non esattamente un rivale del Partito Democratico, vista lo smaccato supporto che gli ha tributato attraverso le colonne del Corriere negli ultimi sei mesi) ha pubblicato una serie di sondaggi che tentano di dare un volto al "popolo delle primarie" (numeri reali: dagli 1.8 ai 2.5 milioni di elettori). In uno di questi studi i votanti per ciascuno dei candidati principali vengono suddivisi per fasce d'età. Viene fuori che Veltroni va forte tra i 35-54enni (cioè sessantottini e post-sessantottini) e non se la passa affatto male tra gli over 54, che costituiscono la metà esatta del suo elettorato. Solo un elettore su otto (!) ha meno di 35 anni. Viceversa, quasi un terzo degli elettori di Bindi e Letta sono giovani sotto i 35, mentre entrambi questo candidati non raccolgono granché nella fascia 35-54, che personalmente ritengo la più ostile al rinnovamento ideologico di questo Paese. Non è un gran buon inizio per Walter.
2) Ieri a Otto e Mezzo si è parlato del processo a Totò Cuffaro. Non entro nel merito della sua vicenda politica né tantomeno in quella giudiziaria. Solo un'osservazione: dispiace vedere il numero due del Pd siciliano farsi interprete così zelante delle istanze della magistratura rossa, con i soliti toni agiografici che ci riportano al brutto biennio '92-'93. Spiace perché speravamo che dal Pci-Pds-Ds si fosse passati davvero a qualcosa di nuovo, e invece non è così; e siamo ancora qua a chiedere il solito ricambio generazionale, che in Italia, a quanto pare, è l'unico modo per risolvere i problemi.
3) In questo quadro non proprio brillante la cosa più carina e pittoresca sono stati i "tre giovani elettori" che come riferiva il lancio ANSA di domenica 14, ore 15, si sono recati da Reading in treno fino a Londra per votare Veltroni. La notizia non era del tutto chiara e non si è capito bene se siano riusciti a votare oppure no; ma comunque bravo a Riccardo, che è un mio amico e collega di blog e di università, e ai suoi colleghi, per la loro passione politica spinta quasi al masochismo. Speriamo si dimostrino un po' meglio della loro mediocre leadership. Io intanto li ho salutati con simpatia dagli schermi di Canale Italia, e per tutta risposta mi sono beccato i rimbrotti di un "giovane" che asseriva di avere fatto il '68, e che mi ha rimproverato di essere connivente con le "sette sorelle" del capitalismo. (?) Magari!
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Sunday, October 07, 2007
In Borgogna, il cuore di Francia e d'Europa che ha perduto la memoria
Weekend a Digione. Si mangia male. Come mi avevano avvertito, il cibo per noi popolani è mediocre e costoso. Tranne che i formaggi ovviamente. Per il resto, una cascata di panna su tutto, sulle zuppe, sulle torte salate, persino sulla carne.
Quest'oggi abbiamo fatto la Route de Vins della Borgogna meridionale, una bella coperta di tessere gialle e arancio stesa sulla campagna lieve, monotona, della Francia centrale. Solo in Piemonte c'è in Italia un paesaggio simile, perché l'Appennino è più brioso, più minuto e insofferente delle grandi distanze, e là le colline ostacolano lo sguardo, rendono ogni scorcio una piccola corte naturale. Qua i vigneti si stendono pigri all'orizzonte e di quando in quando un "castello" vi trova spazio: castello tra virgolette, perché si tratta di belle dimore nobiliari di tempi in cui più che difendersi dal nemico ci si preoccupava già di godersi la vita. Delle ville romanticamente ispirate ai castelli medievali insomma. Vicino a Nuits giriamo qualche tornante tra le vigne e mi casca l'occhio sull'uva abbondante e sontuosa. Mi fermo, salto giù dalla macchina, rubo un grappolo. Ha gli acini piccoli, blu scuro, dolcissimi. Li succhio svelto e un po' avido. Passano due ragazzini in bicicletta - appellons la police! - scherzano. Torno su in fretta, metto in moto e li rincorro, la police, la police! gli faccio eco dal finestrino mentre gli sfreccio accanto. Il sole ci bacia. E' tutto un oro e un vermiglio.
Appunti di viaggio. Le case in Francia, come il cibo, parlano di un passato tormentato. Fino al Quattrocento architettura e gastronomia rispondevano tuttalpiù ai bisogni immediati: un letto, un tetto, un campo, un piatto di cibo. Si mangiava più o meno quel che si mangia in Germania, zuppe e arrosti pieni di grassi animali che scaldassero; si viveva in quelle graziose casette coi muri a colombage con l'ossatura in legno, come quella da cui è ricavato l'albergo da cui scrivo - così schiette, rustiche, accoglienti come erano i tempi medievali che le avevano partorite. Poi viene il Rinascimento, la Ragione che tutto ordina. C'è un grande auto-disciplinamento, le case cambiano stile e si fanno austere, signorili, fredde: cambiano i materiali, dal legno alla pietra grigia, cambia l'aspetto e l'intenzione, cambia lo spirito. La cucina è riformata dagli echi italiani, il cibo sofisticato che usa al di là delle Alpi; ma con gli usi e i materiali ancora germanici e un po' barbari a farle da sostrato (di qui l'abuso di panna). Da cucina per vivere diventa cucina per gustare, per apprezzare, per stare bene. Questa è la modernità francese, che ha qualcosa di traumatico e di brusco rispetto alla nostra dolce e gentile scoperta della "maniera moderna", sostenuta e ammorbidita dalle rimembranze del passato romano. Questa è stata la loro prima, fondamentale rivoluzione.
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Thursday, October 04, 2007
Cortina e il referendum
Bolzano dice "no" alla richiesta dei comuni dell'altopiano di Asiago di passare col Trentino Alto Adige. E adesso cosa succede a Cortina?
Ne parlerò stasera in collegamento telefonico durante la trasmissione di Luigi Bacialli, in onda su Canale Italia a partire dalle 19.
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Wednesday, October 03, 2007
La Turchia e i conti col passato
Agenda Liberale, rivista online di approfondimento del Centro Einaudi, pubblica oggi un mio intervento sugli ultimi sviluppi politici in Turchia e la necessità di riconciliare passato ottomano e modernizzazione kemalista.
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Tuesday, September 25, 2007
Viaggiare è un po' fuggire
Sono partito un'ora fa dalla solita Venezia piena di innocui barbari slavogermanici, scollacciati e paonazzi per il sole e per lo sforzo. C'era il sole di settembre a dare una luce tiepida e affettuosa a tante belle ragazze. Un amico mi ha ricordato le parole di una canzoncina dei 70s, "ho incontrato un miracolo", e abbiamo riso insieme, di miracoli ce n'erano parecchi, di figliocce solleticate dall'aria vacanziera, dal senso di evasione che fa loro dimenticare i tetri luoghi di provenienza.
Ora sono in treno e penso che è un po' una condizione esistenziale quella del viaggiatore, e che anche io mi sento davvero a mio agio solo quando mi sposto. A pensarci bene, l'idea della pendolarità che mi aspetta nei prossimi mesi non mi dispiace affatto. Non è il solito discorso di filosofia spicciola sul treno come luogo di incontro, sulla possibilità di comunicare con questo e con quello , gli sguardi tra viaggiatori eccetera (anche se forse pagare il biglietto della prima classe in Eurostar potrebbe rivelarsi un investimento, questo sì, perché a quanto pare si trova sempre qualcuno di importante). Il viaggio "passivo" che ti consente il treno è davvero un'isola felice di riposo, e l'evasione è un tratto fondamentale del mio carattere, che un po' combatto quanto posso ma a cui spesso mi devo rassegnare. Una fantasia ricorrente (da storico) è di fuggire come fuggirono i reali dalle Tuileries una notte del giugno 1791, furtivi, evanescenti, fuggire nell'ombra, invisibili, mentre alle proprie spalle gli altri si chiedono perché te ne sei andato, e resta in loro lo sconcerto, lo smarrimento, le domande senza risposta.
Poi c'è lo shock, lo shock barocco - anche questo è parte della fantasia - del riconoscimento reciproco: i reali vedono il popolo, il popolo scopre i propri sovrani. La visione dura della realtà che si palesa di colpo, cruda e asciutta. Quanto prima era etereo e indistinto diventa di colpo netto e inequivocabile, assume una sua solidità e un peso specifico, drammaticamente si rivela.
In un certo senso, questo momento di verità è un'allegoria della vita, e della crescita che aspramente la vita ci chiede: non possiamo sperare di stare troppo al mondo - in questo mondo - senza vedere, toccare, renderci consapevoli. E la cosa più difficile è restare in piedi dopo la presa di coscienza, non lasciarci travolgere dalla realtà ma accettarla e proseguire.
Il viaggio, così, finisce per rappresentare un'alternativa estrema quanto vana a questo gioco duro e inevitabile, una "involontaria rivolta dell'uomo presente alla sua fragilità". E' un momento di infanzia che risponde al bisogno di noi fragili individui di rimandare un poco, di sostare in mezzo al tempo, di arrotondare gli spigoli. Poi tornano le cose, con la loro presenza esigente e concreta; torna la vita, bisogna rialzare lo sguardo, e andare avanti.
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Thursday, September 20, 2007
Grillo, la sinistra e l'eterna rivoluzione
Ha ragione Antonio Polito quando dice che in fondo il fenomeno del grillismo è una partita interna alla sinistra. Un gentiluomo del riformismo come lui evidenzia una cosa fondamentale della politica italiana, che la partita si gioca tutta tra riforma e rivoluzione, tra cambiamento e distruzione nichilista. La cosa ovvia è che in questo blog si tifa per il primo e si teme la seconda. La cosa meno ovvia è che su questo crinale il nostro Paese balla pericolosamente da quando è nato.
Il fascismo è stato il primo episodio della rivoluzione, intesa come condizione di non accettazione della rimediabilità del presente, di incapacità di modificarlo venendo a patti con le sue regole di funzionamento - cioè la democrazia. Si smonta tutto e si rifà. In questo senso va capito l'accostamento dei grillini al fascismo. Non si potrebbe certo definire il fascismo in toto come di sinistra, ma è vero che esso ha avuto un'ala rivoluzionaria che più strenuamente si è opposta a che il movimento venisse a patti con i poteri tradizionali (monarchia, grande finanza, movimento cattolico) ma anche con lo spirito borghese, e con l'indole pigra, passiva e in fondo tollerante dell'Italiano medio, col suo spirito di adattamento morbido alla realtà.
La carica rivoluzionaria è poi transitata per il P.C.I. (non a caso terra promessa di tanti transfughi fascisti di sinistra), ma anche per buona parte dell'M.S.I. (più Rauti che Almirante), per un certo socialismo di sinistra, e perché no, in modo certo molto diverso anche per Giannini e il suo Uomo qualunque. Tutte queste componenti avevano in comune una sfiducia di fondo nei confronti dell'uomo e del cittadino e quindi una pulsione rivoluzionaria. Come possa manifestarsi in movimenti così diversi, ci si chiederà. Non c'è da stupirsene: si pensi a Paolo Flores d'Arcais, che vuole la rivoluzione ma la vuole liberale, anche se rimpiange il Partito Comunista d'antan e giudica spazzatura il craxismo... O a Mani Pulite che andava da un cattolico di sinistra, intransigente, moralista, come Caselli, ad un gendarme come Di Pietro, ad un capopopolo come Bossi.
Grillo è l'ultima puntata della vicenda rivoluzionaria. Inutile ripetere che ogni rivoluzione ha in sé i germi del nuovo regime da instaurare, che ciò che la distingue dalla semplice rivolta è il carattere di attesa messianica di un nuovo ordine, di nuove regole da scrivere e quindi di nuove gerarchie - e che quindi non esistono i corrotti dal potere ed i puri, poiché essi il potere lo dovranno toccare e quindi sporcarsi. E si torna daccapo.
E' vero comunque che la partita è interna alla sinistra, che ogni volta che si trova ad affrontare delle sfide per quanto timide di rinnovamento (1989-92 col crollo del muro e la sfida portata dal riformismo craxiano, 1999-2002 col governo D'Alema e poi il movimento dei girotondi, 2006-07 con l'opzione aperta dal Partito Democratico, per quanto scialba) si trova con il pesante fardello dei rivoluzionari, degli oltranzisti che scalpitano, strepitano, reclamano, e in qualche caso purtroppo ottengono. Fino a quando?
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Tuesday, September 11, 2007
Storia e cronaca dopo l'11/09. Una riflessione
Antonio Scurati coglie oggi sulla Stampa una caratteristica inquietante del nostro nuovo secolo da poco iniziato: la scomparsa della storia, divorata dalla cronaca. Il secolo ventesimo, conclusosi (hobsbawmianamente) col crollo del Muro, era nichilista nei contenuti ma epico nella forma, a noi invece non rimangono che le frattaglie, non meno nichiliste e distruttive però. Fin qui sono d'accordo, dal bianco o nero tragico e acuto del secolo trascorso siamo piombati in questa mesta scala di grigi, in questa atomizzazione devastante della vita quotidiana.
Poi però Scurati dice una cosa davvero difficile da condividere: che l'11 settembre non ha cambiato niente. Dichiara: "a molti parve che (...) la storia si rimettesse in moto quel giorno di grande lutto ma anche di grande speranza", e invece da sei anni a questa parte le cose sarebbero le stesse, i problemi e le difficoltà ugualmente banali e insignificanti.
Io nell'11 settembre non ho mai colto la speranza; semmai una nuova consapevolezza, che è cosa buona, e nuovi interrogativi angoscianti e dilemmi, questo sì. Il fatto che non siamo riusciti a trovare risposte universali a tali domande, e che probabilmente non ci riusciremo ancora a lungo, non significa che il nostro tempo non abbia subito una svolta radicale. Lady D, le 35 ore di Jospin, i concerti con Nelson Mandela e tutto la cianfrusaglia pop che allietava le nostre ore nel tempo postmoderno è defunta senza troppi funerali. Se adesso la riconosciamo come tale, e cioè roba vuota, senza spessore, è perchè la storia è venuta a bussare drammaticamente alla porta (come dice la bellissima citazione di Camus nell'intestazione di questo blog). Solo grazie a questa luce che è stata fatta sulle nostre sonnacchiose esistenze tardo-novecentesche bravi narratori come Scurati possono oggi cogliere il senso acuto della crisi. Prima non la vedevamo nemmeno. Eravamo confinati in un universo mondano e sofisticato, illusorio.
Vita, morte, barbarie, civiltà, identità, religione, terrore, speranza, fede: sono queste parole grandissime il nostro pane quotidiano, e se molto spesso nel dibattito pubblico soffrono di un uso strumentale che le rende banali e stucchevoli è anche vero che c'è chi, nel mondo laico e in quello religioso, non si arrende, e va alla ricerca di nuovi significati.
Il fatto è che ora siamo tutti più liberi, e con la libertà è venuto anche il caos, ma forse dal caos si può uscire...
E' per questo che non riesco a capire chi, come il mio professore di Storia Contemporanea, dichiara di non volere abitare nei nostri tempi, di essere "uomo del Novecento": come si può desiderare di tornare ad essere schiavi?
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Thursday, August 23, 2007
"Quando mai!"
C’è un’altra serata fredda a Cortina, ci sono i soliti amici vecchi e nuovi, il solito chiassoso assembramento davanti alla Suite. Rumori familiari, volti noti. Stavolta è per il compleanno di Mara, c’è lei, ci sono io, ci sono gli altri, c’era Lorenzo prima, l’ho incontrato e ci siamo salutati come due vecchi estranei. C’è Chiara ora, “hai fatto qualcosa ai capelli”, le chiedo con un sorriso gentile, “quando mai” fa lei e ride. E’ carino il modo semplice con cui si è legata la ciocca scura in una coda sulla nuca, sta in piedi davanti a me col suo bicchiere, parliamo un po’, ma per qualche ragione le mie parole non attecchiscono molto, restano a un livello esterno, poco serio, scorrono fluide e traslucide. Ride sempre Chiara, rise all’inizio quando la paracadutarono a Cortina da Bologna perché la madre veniva a gestire un piccolo negozio, rise nei primi giorni di scuola insieme: lei coi suoi dolcevita verde scuro sul piccolo seno giovane, un po’ di trucco, a tredici anni già un fidanzato con cui fece l’amore e tutti gli altri giochini noti, noi coi grembiuli scuri, gli astucci della Invicta, qualche passo timido verso un mondo oscuro e complicato. Un abisso, uno stacco che il tempo certo avrebbe colmato, e in fretta, ma che non per questo pesava di meno, e che allora a noi pareva assoluto, invalicabile. La mattina passavamo sotto la tettoia di legno della scuola media, nella pioggia gelida, entravamo e guadagnavamo l’aula a metà del corridoio: ma insieme con i soliti adolescenti di paese ingenui e un po’ ruvidi ora c’era Chiara, disinvolta, loquace, spudorata. Ebbe Alessio, biondino con gli occhi da tedesco, che piaceva a una nostra amica, una sua amica. Glielo soffiò senza rubarlo davvero, lui tanto ci sarebbe stato soltanto con lei, che cos’erano quelle altre se non bambinette? Ci scherzavi con Chiara, ma lei era pungente, ti ricordava le tue debolezze, solleticava un difetto, tornava su una sciocchezza che avevi detto. Così, tanto per ridere, tanto per non pensare. Per due anni ci fu Chiara e noi, allegri imbecilli, noi e le sue smanie e i suoi capricci, te lo ricordi Chiara? Ora ride mentre nella piccola folla si sposta tra l’uno e l’altro, anzi sono gli altri che si muovono, le girano intorno, ma non è più come allora, il suo potere si è allentato. Le faccio qualche domanda. Ha faticato parecchio Chiara in questi cinque anni che ci hanno divisi: nella sua città, Bologna, sono successe delle cose, dice, cose brutte, e brutte persone. Quando ruppe con un fidanzato e finì con un tipo nuovo un’amica cattiva fece la spia col suo ex, e poi disse qualche bugia per aumentare il pettegolezzo. Quelli del giro bolognese cominciarono a scansarla, in breve tempo se li ritrovò contro. Prese venti chili in poche settimane. Un giorno davanti alle scuole bolognesi distribuiscono dei volantini anonimi: sopra ci sono scritte le vite private di tanti poveri diciassettenni, i loro intrecci, i peccatucci, le loro debolezze, così, spiattellati con crudeltà infinita, “Cinzia ha fatto un pompino a Mauro”, “Paolo ha tradito Monica con Camilla che ha dovuto abortire”, “Alessandra è anoressica”. Chiara… “Chiara è una puttana e ora è anche ingrassata”. Così, un colpo al cuore. Un giorno parla con un’amica al telefono cellulare davanti al portone di casa, sono le tre del pomeriggio, in una via del centro. Passa un motociclista, lei scosta il telefono dall’orecchio, “prego?”, chiede. Succede tutto in un attimo: quello tira fuori una pistola, gliela punta alla fronte. Vuole i suoi soldi. Lei non ne ha. Lui la minaccia. Non ho niente, non vedi, sono scesa perché in casa c’era rumore e non riuscivo a telefonare, non ho niente… Poi la lascia andare: “se gridi mentre me ne vado ti ammazzo, ti ammazzo sai”. Chiara scivola dentro casa, si accascia, sviene. Arriva un esaurimento e la depressione.
Poi, dice, se ne è tirata fuori. Ascolto la sua storia con interesse, aspetto la svolta che deve essere venuta… e intanto penso ai miei anni belli e difficili… che cosa ha da dirmi Chiara stasera?… forse questo dolore è servito a qualcosa… a un risveglio, non so… ci sarà stato un cambiamento, una conquista… so che ha aperto una ditta di moda… è stata brava… “Come ne sei uscita?”, le chiedo.
“Agopuntura nelle orecchie, metodo cinese. Sono andata da questo che mi metteva gli aghi sui bordi della faccia e intanto scriveva tutto quello che facevo. E’ stato fantastico. Io sai, sono una persona vera, credo nell’amore, non mento mai, è che ci sono gli ipocriti e gli stronzi nella vita”.
Certe volte sembra che le cose stiano per schiuderne delle altre, che dietro l’angolo ci siano delle verità, delle nuove consapevolezze, un percorso di vita, o semplicemente una buona storia da raccontare. Certe volte non c’è nulla di tutto questo, c’è solo una serata a Cortina fredda e insipida come sempre; e te ne vai sotto la pioggerellina con le tue scarpe da tennis umidicce, un po’ smarrito e un po’ indifferente, mentre gli altri dentro al bar brindano, come sempre, Lorenzo insegue sempre vecchi amici e vecchie fragilità, Serena pensa a come farà visto che le hanno dato lo sfratto. La mia piccola macchina grigia ora rumoreggia sull’asfalto buio e bagnato. Come sempre.
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Wednesday, August 22, 2007
Un po' di gossip ampezzan-vacanziero
Siamo quasi all’ultima settimana di questo intenso agosto, e Cortina, o meglio il suo disinvolto aspetto vacanziero, continua a fare notizia. Prima sulle pagine del Corriere della Sera, che nell’edizione nazionale ospitava nei giorni scorsi un’intervista a Matteo Zoppas, giovane manager dell’azienda di famiglia. «Ai tempi dei miei genitori, c'era la loro Cortina», si è lamentato Zoppas. «Adesso c'è la Cortina di tutti. Mi irrita incontrare nei locali trentenni, quarantenni che giocano a chi spende di più. Questa non è ricchezza, è volgarità».
Sarà anche vero. Ma qualcuno sussurra: “già visto, già sentito…”. Almeno dai tempi della Dolce vita.
Intanto, c’è chi si diverte più di Zoppas: un fotoreportage del mitico Umberto Pizzi, apparso lunedì sul sito di gossip e politica www.dagospia.com, documenta le imprese estive dei coniugi Cisnetto, in trasferta con gli amici alla Malga Maraia di Auronzo per un sostanzioso pranzo di montagna. Titolo: “tutti a malga dove se magna coi Cisnetto’s”. Ospiti di rilievo: i nobili Rebecchini, D’Amelio-Memmo, Carignani, Marinello, politici come l’ex ministro Gianni Alemanno e il senatore Fisichella, giornalisti come Roberto Ippolito ed Egle Pagano. Molti dei convitati erano agghindati in vezzosi abiti tirolesi (non hanno seguito i consigli del presidente Cossiga, che dagli schermi del PalaLexus li aveva bollati come una carnevalata).
Le immagini più pittoresche immortalano in diversi momenti Enrico Cisnetto, calzoni alla zuava, calze rosse e cappellino della Sampdoria, mentre solleva la moglie Iole a bordo di una carriola. L’animatore degli incontri ampezzani si è anche divertito a prendere in braccio Nicoletta Ricca, della compagnia di riassicurazione Swiss Re, dagli eccentrici occhiali alla Lina Wertmuller. Didascalia: “Enrico Cisnetto con avvinghiata Nicoletta Ricca”. Ma c’è anche la posa azzardata di Maria Criscuolo del gruppo Triumph, alle prese con un pentolino di polenta. Poi, tutti a tavola: il menu, pappardelle al sugo di capriolo, formaggio alla piastra, maiale e pollo arrosto. FC
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Tuesday, August 14, 2007
La lectio magistralis di Giulio Tremonti
Intanto metto il link, poi ci sarà tempo per ragionarci sopra. Vale la pena di leggerla e di pensare a come può essere una politica del XXI secolo. Anche se non tutto quello che scrive Tremonti mi convince, è comunque un gran bel pezzo di politica come non si fa più da troppo tempo nel nostro Paese.
http://www.giuliotremonti.it/spot_hp/spot_hp.asp?id=124
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Feltri: è Albertini il mio candidato alla Regione Lombardia
Feltri a ruota libera. Una folla enorme ha accolto sabato sera il direttore di Libero a Cortina InConTra di Enrico Cisnetto. Il giornalista ha accettato di farsi interpellare dal collega Gigi Moncalvo, col solito umorismo un po’ ruvido. Producendosi in una performance quasi gigionesca che ha toccato tutti i temi e i nomi della cronaca e della politica.
«Per chi hai votato?» gli chiede l’intervistatore. «Per la Casa delle Libertà, ma solo perché fa un po’ meno schifo dell’Unione. Ho sentito Berlusconi dieci giorni fa, gli ho proposto un confronto con Di Pietro. Ha accettato». Sorride. «E’ Di Pietro che non voleva fare lo sforzo di venire fino a Milano… Con Fini non ho più un buon rapporto, è uno che vuole sempre essere lodato, e se scrivi che ha i capelli spettinati si incazza. Veltroni invece l’abbiamo già definito con un titolo di Libero: paraculo. E’ l’Alberto Sordi della politica, sta con tutti, è bravissimo, furbissimo. Solo una cosa, dice di essere il Sarkozy d’Italia: ma non si è accorto che Sarkozy è di destra?» Sugli incidenti a causa dell’alcool: «la Polizia e i Carabinieri fanno il loro dovere. Poi però c’è sempre qualche magistrato che mette fuori tutti». Rincara la dose: «ditemi il nome di un magistrato che ha sbagliato e ha pagato. Al massimo li trasferiscono: da Novara a Vercelli. Forse non è vero che il potere giudiziario è asservito al potere politico, però fanno lingua e bocca». Accetta di difendere l’amico don Gelmini: «se ha toccato il sedere a qualche giovanotto non me ne frega niente. Sono ragazzoni di venticinque anni che hanno visto di tutto, droga, crimine… ve li immaginate a farsi toccare da un prete ottantenne? Ma come si fa a credere a una cosa così?». Critico invece su Valentino Rossi: «l’ho detto sul mio giornale e lo ripeto: rubate pure ragazzi, ma con moderazione».
«Sarai il successore di Berlusconi?», domanda Moncalvo. «No. Nel 1997 mi proposero di fare il sindaco di Milano, ma rifiutai, non sarei un bravo politico, mi manca la pazienza. Scelsero Albertini: all’inizio non andammo molto d’accordo, ma devo dire che dopo aver visto all’opera la signora Moratti, chapeau: Albertini sembra il nuovo Quintino Sella. Noi di Libero lo proporremo come prossimo presidente della Lombardia». E Prodi? «Quello che tanti non sanno è che Prodi una volta non era così, era normale: predicava il liberalismo, era amico di Berlusconi... Poi non so cos’è successo. Qualcuno dice: “è stata la moglie che è di sinistra”. Mah». Infine, domanda d’obbligo: il governo Prodi cade o non cade? E se cade, quando cade? E chi lo fa cadere? «A me basterebbe che cadesse. Purtroppo però Prodi barcolla, prende un pugno da destra e sembra che caschi a sinistra, uno da sinistra e pensi che andrà giù a destra… Invece non cade mai, sta là come un pendolo. Ho il terrore, e lo dico per scaramanzia, che ce lo dovremo tenere. Almeno fino all’autunno 2009». FC
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Wednesday, August 08, 2007
Non spariamo sulla Cina
A Pechino si fanno grandi feste per il countdown alle Olimpiadi, ma, come ricordano i media unanimi (e a ragione), dietro alle parate ci sono le violazioni dei diritti umani, le incarcerazioni e le esecuzioni dei dissidenti. Certo che però forse farebbe bene un po' di coerenza storica e di memoria di tempi ben più cupi, quando si moriva a decine di milioni. Ricordarlo rende le contraddizioni di oggi meno stridenti e più comprensibili, ché poi sappiamo quanto sia difficile e contorto il passaggio alla democrazia e non è il caso di fare troppo i moralisti.
E' quel che scrive Enzo Bettiza in un editoriale bellissimo uscito oggi sulla Stampa, che consiglio ai lettori di questo blog, che anche se non hanno voglia di lasciare commenti vengono sempre in tanti - lo so - a dare un'occhiata. Buone vacanze a tutti da una Cortina piovosa fredda e già quasi autunnale.
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Saturday, August 04, 2007
Da Cisnetto gran cicaleccio sui Dico, ma il vero protagonista è (ancora!) il Pd. E la Rivoluzione Francese
Cortina d'Ampezzo. «La Rivoluzione Francese? Un gran pasticcio, ma la stiamo sistemando». La lascia cadere così, con sorridente nonchalance, Paola Binetti, giovedì al PalaLexus per l’appuntamento di Cortina Incontra di Enrico Cisnetto . Presidente del Comitato scienza e vita, la senatrice Dl è esponente mite ma battagliera dei “teodem” nostrani – per gli ammiratori l’ala più avanzata e audace del cattolicesimo democratico italiano, per i maligni il braccio armato della CEI e dell’oscurantismo clericale.
Ha detto proprio così la Binetti, intervenuta insieme ai colleghi Alfredo Mantovano (An) e Cesare Salvi (Sinistra Democratica) e all’eurodeputato radicale Marco Cappato all'incontro dedicato ai Dico e alla legislazione sulla famiglia. Certo, dietro c’era un ragionamento articolato e profondo, sulle radici culturali dell’Europa (e cioè «la filosofia greca, il diritto romano, la religione cristiana»), sulla necessità di riconoscerle come preambolo ad ogni intervento legislativo che tocchi valori morali. Ma la cosa passa più o meno inosservata: c’è Cappato che si scalda su Conferenza Episcopale e Vaticano, “fondamentalisti e talebani”, perché non vogliono accettare che si riconoscano i diritti degli omosessuali: “temono la distinzione tra sessualità, riproduzione e amore coniugale, anche se il Parlamento europeo legifera in materia da almeno quindici anni”.
«E chi se ne frega del Parlamento europeo!» sbotta Mantovano, che sul tema, quello dei diritti dei conviventi, ha anche scritto un libro. Per scoprire che nel frattempo hanno cambiato nome: ora nella versione riveduta e corretta del ddl Salvi si chiamano Cus, cioè contratti di unione solidale: «sono meno macchinosi dei Dico, si passa dal registro presso l’anagrafe a un libero contratto davanti al giudice di pace», spiega Salvi. «Se c’è un soggetto che oggi viene realmente discriminato è la famiglia», ribatte Mantovano. Chiosa la Binetti: «questi contratti sono come un prodotto che ha già una data di scadenza: vanno contro la nostra cultura, che è quella dell’impegno indelebile, a tempo indeterminato».
Ma l’impressione è che dietro alle posizioni dei quattro, ben note, stia ben altro gioco politico, quello che si muove tra le primarie del Partito Democratico e la difficile tenuta della maggioranza, appena uscita indenne dal voto in Senato (i Senatori sono arrivati in elicottero a Cortina da Roma). Ecco allora un Salvi insolitamente “morbido” e moderato, non solo con Cappato ma anche con l’alleata Binetti - altrimenti distantissima - che ricambia la cortesia; viceversa, l'esponente dei Radicali, col contenzioso aperto dal suo segretario che proprio giovedì è stato lasciato fuori dalla corsa delle primarie, attacca il Partito democratico: «avete deciso che siccome il tema dei Dico è una materia che “spacca”, è meglio omologare tutti su una sola posizione (contraria ovviamente), anziché lasciare libertà di coscienza ai singoli. Avete paura che Savino Pezzotta dopo il successo del Family Day faccia un nuovo partito centrista...?» FC
Pubblicato da
francesco c.
a
7:08 PM
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